Negli ultimi decenni i tumori del colon-retto (colorettali) stanno manifestando un’allarmante crescita tra le persone under 50.
Secondo uno studio dell’American Cancer Society, l’incidenza del colorettale in età precoce è aumentata in oltre la metà dei Paesi monitorati a livello globale.
In Italia, un’analisi condotta sul registro dei tumori del Comune di Milano (1999-2015) conferma il fenomeno: nei giovani sotto i 50 anni i casi di tumore colorettale sono cresciuti dello 0,7% all’anno, con un incremento specifico del tumore al colon del +2,6% annuo.
Nel 1990, tra gli individui di età 15–49 anni, l’incidenza globale era di circa 3,9 casi ogni 100.000; nel 2021 è salita a 5,3 casi ogni 100.000.
In Europa, tra i giovani adulti (20-39 anni), si registra un aumento medio del 6% annuo nel periodo 2008-2016.
Non esiste una causa unica accertata, ma gli esperti concordano su un insieme di fattori:
1. Stili di vita moderni
Diete ricche di carni rosse e lavorate, alimenti industriali e poveri di fibre, eccesso di zuccheri e bevande gassate, sedentarietà e sovrappeso.
2. Fattori ambientali e biologici
Alterazioni del microbiota intestinale, uso precoce di antibiotici, esposizione a sostanze tossiche e infiammatorie.
3. Aspetti genetici e ritardi diagnostici
Solo una minoranza dei casi è legata a sindromi ereditarie note (come la sindrome di Lynch).
La diagnosi nei giovani spesso arriva tardi, poiché i sintomi vengono sottovalutati o confusi con disturbi intestinali comuni.
I sintomi da non sottovalutare
Uno degli aspetti più critici riguarda proprio la scarsa consapevolezza dei segnali iniziali.
Riconoscerli tempestivamente può fare la differenza tra una diagnosi precoce e una tardiva.
Ecco i principali sintomi da monitorare:
Sanguinamento rettale o presenza di sangue nelle feci, anche in piccole quantità.
Cambiamenti nelle abitudini intestinali (stitichezza persistente, diarrea, alternanza tra le due).
Dolori addominali ricorrenti o senso di gonfiore senza causa apparente.
Perdita di peso non intenzionale e affaticamento inspiegabile.
Sensazione di evacuazione incompleta, anche dopo essere andati in bagno.
Nausea o perdita di appetito prolungata.
Gli specialisti raccomandano di non ignorare questi segnali, anche se si è giovani e senza familiarità per la malattia.
Una semplice colonscopia o test del sangue occulto nelle feci può chiarire rapidamente eventuali dubbi.
I tumori diagnosticati in età giovanile risultano spesso più aggressivi e in fase avanzata al momento della scoperta.
Questo comporta cure più complesse, maggiore impatto psicologico e una riduzione delle probabilità di guarigione completa.
Si stima che nei prossimi anni i tassi di mortalità tra i giovani possano continuare ad aumentare se non verranno adottate misure preventive efficaci.
Cosa si può fare
1. Sensibilizzare la popolazione
Parlare apertamente di prevenzione e sintomi, anche nelle scuole e nei luoghi di lavoro.
2. Adottare uno stile di vita più sano
Meno carni lavorate e alimenti ultraprocessati, più fibre, frutta e verdura, attività fisica regolare, riduzione di alcol e fumo.
3. Screening anticipato per soggetti a rischio
Molti Paesi hanno già abbassato l’età per lo screening da 50 a 45 anni; in presenza di familiarità, può essere indicato iniziare anche prima.
4. Ricerca e politiche sanitarie mirate
Servono linee guida specifiche per la popolazione giovane, per intercettare i tumori in fase iniziale e migliorare le possibilità di cura.
Il tumore al colon-retto non è più una malattia “da adulti”. Colpisce sempre più spesso trentenni e quarantenni, in molti casi senza familiarità nota.
La prevenzione e la consapevolezza restano le armi più potenti: ascoltare i segnali del proprio corpo può letteralmente salvare la vita.
