In Italia ogni giorno si registrano centinaia di infarti e, in circa un caso su due, l’evento cardiaco riguarda persone che non avevano mai avuto episodi cardiovascolari precedenti. Una realtà che impone — come riporta La Repubblica — un cambio di rotta nelle strategie di prevenzione e nella gestione del colesterolo LDL, indicato dagli esperti come uno dei principali fattori di rischio.
Durante il congresso nazionale della Società Italiana di Cardiologia, tenutosi a Roma, gli specialisti hanno acceso i riflettori su quella che viene definita una “nuova popolazione a rischio”: pazienti apparentemente sani, ma con livelli elevati di colesterolo e placche aterosclerotiche silenti.
Prevenzione primaria al centro delle nuove strategie
Secondo il presidente della SIC, Pasquale Perrone Filardi, la priorità dei prossimi anni sarà intervenire prima che si verifichi il primo evento acuto, agendo sulla progressione della malattia aterosclerotica e stabilizzando le placche con terapie mirate. Le più recenti linee guida europee, infatti, invitano a personalizzare gli obiettivi di colesterolo LDL in base al profilo di rischio del singolo paziente.
Gli studi clinici più recenti mostrano come l’impiego tempestivo di terapie innovative, in combinazione con le statine, possa ridurre significativamente la probabilità di infarto anche in chi non ha ancora avuto episodi cardiovascolari.
Le terapie innovative e il ruolo degli inibitori PCSK9
Come spiegano gli esperti della SIC, il colesterolo LDL elevato continua a rappresentare il principale elemento di pericolo per chi presenta un alto rischio cardiovascolare ma non riesce a raggiungere i valori target con la sola terapia a base di statine.
I risultati di studi internazionali — citati durante il congresso e riportati anche da La Repubblica — hanno dimostrato l’efficacia degli inibitori PCSK9 in prevenzione primaria, con una riduzione degli eventi cardiovascolari maggiori in pazienti mai colpiti prima da infarto o ictus.
Aderenza terapeutica ancora insufficiente
Un ulteriore fronte critico riguarda l’aderenza alle terapie. Secondo Gianfranco Sinagra, presidente eletto della Società Italiana di Cardiologia, una quota significativa di pazienti ad alto e altissimo rischio non raggiunge i valori soglia di colesterolo LDL raccomandati dalle linee guida. In molti casi, sottolineano gli specialisti, la mancata continuità dei trattamenti è legata a timori infondati o a una percezione errata degli effetti collaterali delle statine.
Guardando al futuro, i cardiologi indicano lo sviluppo di nuove formulazioni — tra cui molecole orali inibitori PCSK9 — come un’ulteriore opportunità per migliorare la gestione del rischio cardiovascolare. Ma il messaggio centrale resta uno: investire nella prevenzione e nel controllo accurato dei livelli di colesterolo “cattivo” può salvare vite, soprattutto prima che si manifesti il primo infarto.
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