Frosinone, maggioranza al bivio: Mastrangeli non si dimette e attende la sfiducia. Fratelli d’Italia rivendica il vice-sindaco

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FROSINONE – La crisi politica al Comune di Frosinone entra in una fase di stallo profondo e carica di tensioni. Il sindaco Riccardo Mastrangeli, almeno per ora, non ha intenzione di rassegnare le dimissioni. L’obiettivo, tutt’altro che nascosto, è quello di essere eventualmente sfiduciato dall’Aula, aprendo così la strada alle elezioni anticipate senza assumersi in prima persona la responsabilità dello strappo finale.
Il problema, però, resta tutto nei numeri. La soglia di quota 17 – necessaria sia per approvare una mozione di sfiducia sia per le dimissioni contestuali della maggioranza dei consiglieri – continua a rappresentare un tabù invalicabile di questa consiliatura. Senza quei numeri non c’è una vera maggioranza, non c’è stabilità amministrativa e, paradossalmente, non c’è neppure la possibilità tecnica di “andare a casa”. Lo dimostrano i fatti: per tre sedute consecutive è mancato il numero legale, certificando uno stallo totale e una crisi ormai strutturale.
Nel complicato gioco degli equilibri politici nessuno sembra voler restare con il cerino in mano. Nessuna forza vuole assumersi apertamente la responsabilità di provocare lo scioglimento del Consiglio comunale, anche se la crisi della maggioranza appare avviata su un crinale sempre più pericoloso. Le posizioni in campo restano distanti, anni luce l’una dall’altra, e le soluzioni ipotizzate sul tavolo non trovano convergenze.
Dal canto suo, Mastrangeli non intende procedere a un ribaltamento totale della giunta. L’ipotesi più concreta, per il sindaco, sarebbe l’assegnazione di un solo assessorato, probabilmente al Polo Civico. Ma questa linea deve fare i conti con le richieste di Fratelli d’Italia e della Lista per Frosinone, che rivendicano un riequilibrio politico ben più profondo.
Nelle scorse settimane Fratelli d’Italia, insieme al presidente del Consiglio comunale Massimiliano Tagliaferri, e il Polo Civico – cresciuto da uno a due consiglieri dopo il passaggio di Andrea Turriziani e Carlo Gagliardi – avevano avanzato una proposta chiara: un assessorato al Polo Civico, con Francesco Trina o Claudio Capparelli, e la delega all’Urbanistica al consigliere Carlo Gagliardi della lista Marzi. Mastrangeli ha preso tempo, sottoponendo poi la proposta al vaglio della Galassia e della Lega, incassando però un no secco.
Nel frattempo anche la Lista per Frosinone del vice-sindaco Antonio Scaccia è cresciuta numericamente, passando da tre a quattro consiglieri grazie all’ingresso di Francesco Pallone. Proprio Scaccia è finito nel mirino delle critiche politiche: la sua posizione è stata contestata con la motivazione che forze che nel 2022 hanno sostenuto la coalizione, come il Polo Civico e la lista Marini, non hanno rappresentanza in giunta. Da qui il rilancio: secondo assessorato alla Lista per Frosinone e terza posizione in giunta per Fratelli d’Italia. Una linea sostenuta prima dal consigliere Sergio Crescenzi, poi da Marco Ferrara, e appoggiata anche dal parlamentare Aldo Mattia.
All’interno di Fratelli d’Italia, tuttavia, la partita non è affatto chiusa. Il consigliere Paolo Fanelli ha posto una questione politica dirimente: la richiesta del terzo assessorato ha senso solo se sostenuta da tutti e cinque i consiglieri del gruppo, compresi il capogruppo Franco Carfagna e Francesca Campagiorni.
Alla vigilia di Natale, il presidente e amministratore delegato di Ales, Fabio Tagliaferri, si è confrontato con gli esponenti che fanno riferimento alla sua area. Non è un mistero che alle elezioni del 2022, da segretario cittadino di Fratelli d’Italia, Tagliaferri abbia giocato un ruolo centrale nella costruzione della lista del partito. Da qui una riflessione che nelle ultime ore ha preso corpo: una valutazione seria sulla rivendicazione della delega di vice-sindaco, per imprimere una svolta politica e un segnale di discontinuità negli ultimi 18 mesi di consiliatura.La sensazione diffusa è che non esista una via d’uscita semplice né a costo zero. La coalizione appare disabituata al confronto, alla mediazione, al compromesso. Manca il senso di squadra e il rischio è quello di restare intrappolati in un vero e proprio labirinto politico. Le prossime ore saranno decisive, ma la strada verso una soluzione condivisa appare ancora lunga e accidentata.

 

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