ZES, Frosinone e il Sud Lazio fuori: i sindacati alzano la voce. “Serve una battaglia unitaria”

CATENA DI MONTAGGIO STELLANTIS

Di Augusto D’Ambrogio.   

FROSINONE – Mentre la politica continua a rimpallarsi responsabilità e promesse future, sul caso dell’esclusione del Lazio Meridionale dalla ZES unica – la Zona Economica Speciale recentemente estesa a Umbria e Marche – arriva un segnale forte e unanime dal mondo sindacale: è il momento delle scelte coraggiose e della lotta comune.
Cgil Frosinone-Latina e UGL Lazio, pur con le proprie distanze ideologiche, si trovano oggi sulla stessa linea: quella di un territorio abbandonato a sé stesso, penalizzato da decisioni politiche miopi, che rischiano di accelerare la crisi industriale e sociale in atto.

Un’esclusione strategicamente folle,” tuona la Cgil, che parla senza mezzi termini di un’emorragia industriale mascherata da strategia di sviluppo. Secondo il segretario Giuseppe Massafra, “lo strumento della ZES, pensato per intervenire dove c’è reale bisogno di rilancio, è stato trasformato in un bancomat elettorale da alcune componenti del governo.”

E mentre i territori vengono ignorati, le imprese e i lavoratori pagano il prezzo più alto. Le province di Frosinone e Latina – si legge nella nota congiunta – ospitano filiere strategiche: farmaceutica, automotive, agroalimentare, logistica. Eppure oggi, questi poli produttivi si trovano circondati da aree agevolate, con il rischio concreto di una migrazione industriale verso zone limitrofe dove l’accesso agli incentivi è garantito.

Per la Cgil, la posta in gioco è alta: non solo economia, ma tenuta sociale. Ecco perché serve una svolta immediata, fatta di politiche industriali serie, coerenti, basate su investimenti mirati e non su bonus distribuiti a pioggia.

Sulla stessa lunghezza d’onda l’intervento dell’UGL, che attraverso il segretario regionale Armando Valiani lancia un appello all’unità del territorio: “È il momento della responsabilità collettiva. Deputati, senatori, consiglieri regionali, enti locali, associazioni: serve uno sforzo corale per far rientrare il Lazio – e in particolare il Sud – all’interno della ZES.”

Il silenzio e l’indifferenza, oggi, non sono più ammissibili. In gioco non c’è solo una sigla o un’agevolazione fiscale: c’è il futuro stesso del tessuto produttivo e sociale del basso Lazio.

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