Di Augusto D’Ambrogio.
FROSINONE – Dopo oltre un anno e mezzo di immobilismo, l’ASL di Frosinone ottiene il via libera al nuovo atto aziendale. Il documento, firmato dal Direttore Generale Arturo Cavaliere e approvato dall’ultima seduta della Giunta Regionale, è stato pubblicato sul bollettino ufficiale della Regione Lazio, segnando formalmente l’inizio di una nuova fase. Ma resta un interrogativo sostanziale: questa riorganizzazione segnerà davvero una discontinuità concreta, o si tratta solo dell’ennesima operazione di facciata?
Il documento viene presentato come “strategico” e “dinamico”, animato da principi di equità, prossimità, sostenibilità e innovazione. A parole, nulla da eccepire. Nei fatti, però, il sistema sanitario provinciale resta profondamente zavorrato da anni di ritardi, disservizi e carenze croniche, soprattutto sul piano dell’organizzazione territoriale e dell’accesso alle cure.
Il Direttore Cavaliere rivendica con orgoglio il risultato raggiunto in “meno di quattro mesi”. Ma se l’iter era fermo da oltre diciotto, sarebbe utile spiegare ai cittadini chi ha permesso che il tempo scorresse nell’indifferenza, mentre gli ospedali arrancavano, i pronto soccorso esplodevano e la medicina di prossimità si svuotava di contenuti e operatori.
Tra le novità, l’aumento dei dipartimenti da 9 a 13 e la nascita di un dipartimento monotematico su farmaci e dispositivi, oltre a una nuova area dedicata alla chirurgia oncologica robotica. Innovazioni sulla carta, certo. Ma quanti anni serviranno per renderle realmente operative? Con quale personale? Con quali risorse stabili e strutturali?
L’atto aziendale rappresenta solo l’inizio di un percorso. I cittadini non hanno più bisogno di piani e promesse, ma di una sanità che torni ad essere accessibile, efficace, e soprattutto vicina. Ecco perché questo documento, per quanto ben confezionato, non può essere celebrato come un successo. È piuttosto una dichiarazione d’intenti che dovrà misurarsi con la realtà quotidiana dei reparti, delle liste d’attesa, dei medici e degli infermieri lasciati troppo spesso soli.
La vera svolta si vedrà solo quando le parole si tradurranno in presidi aperti, reparti funzionanti, personale assunto, e diritti alla salute finalmente garantiti. Fino ad allora, ogni trionfalismo è fuori luogo.
