Vaticano, cambio di rotta sul Collegio cardinalizio: Prevost pronto a ridurre il numero degli elettori

VATICANO..

Città del Vaticano – Il pontificato di Papa Prevost si apre nel segno della discontinuità rispetto all’assetto lasciato in eredità da Papa Francesco, soprattutto sul fronte del Collegio cardinalizio. Il nuovo Pontefice sarebbe infatti orientato a intervenire su uno dei nodi più discussi dell’ultimo conclave: l’eccessivo numero di cardinali elettori e la clamorosa esclusione di alcune tra le più importanti diocesi del mondo.
Il conclave celebrato lo scorso maggio, convocato dopo la morte di Papa Francesco, passerà alla storia per due anomalie senza precedenti: la presenza di ben 135 cardinali elettori – un record assoluto – e l’assenza dei titolari di sedi storicamente considerate “cardinalizie”, come Milano e Venezia. Un quadro che ha sollevato interrogativi, perplessità canoniche e un ampio dibattito interno alla Chiesa.
In dodici anni di pontificato, Jorge Mario Bergoglio ha indetto dieci concistori per la creazione di nuovi cardinali, in media quasi uno all’anno. Un ritmo decisamente superiore rispetto ai predecessori: Giovanni Paolo II, ad esempio, in quasi trent’anni di pontificato ne aveva celebrati nove. Il risultato è stato il Collegio cardinalizio più numeroso di sempre, con 135 elettori sotto la soglia degli 80 anni al momento della sede vacante, ben oltre il tetto massimo di 120 fissato da Paolo VI e confermato da Giovanni Paolo II.
Negli ultimi mesi del pontificato bergogliano si era diffusa l’ipotesi di una possibile abolizione formale di quel limite, anche per evitare contestazioni sulla legittimità del conclave. Ma il tempo non è bastato e i cardinali si sono ritrovati “stretti come sardine” nella Cappella Sistina: porporati provenienti da 71 Paesi diversi, inclusi Stati e territori finora mai rappresentati, come Tonga, Papua Nuova Guinea e Haiti.
Una scelta coerente con la visione di Francesco, che ha sempre sostenuto che nessuna diocesi potesse rivendicare per diritto storico la porpora cardinalizia. Un’impostazione che ha rivoluzionato secoli di prassi, ma che ha finito per penalizzare in modo particolare l’Italia. Durante gran parte del pontificato bergogliano, molte sedi tradizionalmente cardinalizie sono rimaste prive di rappresentanza. Fatta eccezione per Bologna, dove nel 2019 è stato creato cardinale l’arcivescovo Matteo Zuppi, solo negli ultimi anni Francesco ha parzialmente corretto il tiro, con le nomine di Roberto Repole a Torino nel 2022 e di Domenico Battaglia a Napoli nel concistoro del dicembre 2024.
Resta però il dato storico: per la prima volta nell’epoca contemporanea, né l’arcivescovo di Milano – alla guida della più grande diocesi d’Europa – né il patriarca di Venezia hanno partecipato all’elezione del Papa. Un fatto che pesa, se si considera che nel Novecento cinque Papi su otto provenivano proprio da queste due sedi: Pio XI e Paolo VI da Milano, Pio X, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo I da Venezia.
Ora Papa Prevost sembra intenzionato a rimettere mano al sistema. Il nuovo corso potrebbe prevedere una riduzione del numero dei cardinali elettori e una maggiore attenzione alle grandi diocesi rimaste ai margini, ristabilendo un equilibrio tra universalità della Chiesa e riconoscimento del peso storico e pastorale di alcune sedi. Una svolta che segnerebbe una netta discontinuità con il pontificato di Francesco e che promette di riaccendere il dibattito sul futuro assetto della Chiesa cattolica.

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