Non una semplice notizia di cronaca, ma un segnale preoccupante che investe ambiente, società e legalità. È netta e carica di preoccupazione la presa di posizione del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise dopo i recenti episodi di uccisione di lupi, definiti dallo stesso ente “una strage che fa male dentro”.
In un lungo post pubblicato sui propri canali social, il Parco parla apertamente di un clima culturale che rischia di riportare indietro di decenni il rapporto tra uomo e fauna selvatica. “Ci sono episodi che non possono essere trattati come semplice cronaca”, si legge nel testo, che denuncia non solo la violenza degli atti ma anche “il silenzio assordante” che li ha accompagnati, soprattutto nei contesti che vivono della tutela della biodiversità.
Il rischio di un ritorno al passato
Al centro della riflessione c’è il timore di una deriva pericolosa: l’idea che la fauna selvatica, quando percepita come eccessiva o problematica, possa essere “abbattuta, ridotta, eliminata”. Una visione che il Parco definisce antica e pericolosa, aggravata da fenomeni di “giustizia fai da te” che rappresentano “la negazione dello Stato di diritto”.
Parole dure anche contro chi tenta di giustificare atti illegali, come l’avvelenamento degli animali, attribuendoli a una presunta cattiva gestione. “Un simile ragionamento – sottolinea il Parco – equivale, nella sostanza, a legittimare l’esistenza e l’operato delle mafie come risposta alle presunte assenze dello Stato”.
Coesistenza e complessità: i numeri del territorio
Il messaggio è chiaro: la convivenza tra attività umane e grandi predatori è complessa, ma possibile. E soprattutto richiede strumenti concreti, regole condivise e responsabilità.
Per questo il Parco richiama dati spesso trascurati nel dibattito pubblico. Nell’area di Alfedena, tra il 2018 e il 2026, sono state accolte l’87% delle richieste di indennizzo per danni da fauna, per un totale di oltre 45 mila euro, di cui più della metà legati ai lupi.
Numeri ancora più significativi arrivano da Pescasseroli, cuore del Parco: qui è stato accolto circa il 92% delle richieste, con oltre 253 mila euro erogati, l’85% dei quali per danni riconducibili al lupo.
Un impegno che va oltre quanto previsto dalla legge, dal momento che il Parco indennizza anche i danni nelle aree contigue, fuori dai propri confini, riconoscendo il ruolo fondamentale di agricoltori e allevatori.
Un equilibrio fragile ma necessario
Il Parco non nega le difficoltà vissute da chi opera nelle aree rurali: costi, rischi e incertezze sono reali. Ma ribadisce con forza che la soluzione non può essere l’illegalità.
“La coesistenza non si misura nelle astrazioni – si legge nel post – ma si costruisce ogni giorno”, attraverso prevenzione, indennizzi e un equilibrio dinamico tra tutela ambientale e attività produttive.
Un equilibrio che ha un punto fermo: “il rispetto della legalità non è negoziabile”.
Un appello che va oltre il territorio
Quello lanciato dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è un richiamo che supera i confini locali. Non riguarda solo i lupi, ma il modello di società che si intende costruire: una comunità capace di gestire i conflitti nel rispetto delle regole, o una che cede alla scorciatoia della violenza.
“Un gioco pericoloso dove perdono tutti”, avverte il Parco. Un monito che suona come un invito a fermarsi, riflettere e scegliere da che parte stare.
