Preoccupazioni per lo stabilimento di Cassino. Imparato: “Costi energetici e norme UE insostenibili”
ROMA – “Se le cose non cambieranno, potremmo essere costretti a chiudere le fabbriche.” È questo il monito, netto e privo di ambiguità, lanciato da Jean-Philippe Imparato, responsabile Europa di Stellantis, durante il suo intervento agli Stati Generali dell’Energia organizzati da Forza Italia alla Camera dei Deputati.
Imparato ha puntato il dito contro due fattori che, a suo dire, stanno mettendo in grave difficoltà l’industria automobilistica europea: l’alto costo dell’energia e le normative ambientali sempre più stringenti imposte dall’Unione Europea. Una combinazione che – secondo il manager – rischia di compromettere la competitività del comparto e la tenuta occupazionale degli stabilimenti italiani, incluso quello di Cassino.
Cassino: un futuro in bilico
Nel Lazio, la preoccupazione è palpabile. Lo stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano (Cassino Plant), già segnato da anni di blocchi produttivi e cassa integrazione, guarda al futuro con crescente incertezza. Gli annunci sui nuovi modelli tardano a concretizzarsi, mentre la produzione dell’ibrido rimane una promessa non ancora mantenuta.
Le parole di Imparato hanno acuito il malcontento tra le maestranze, già provate da anni di precarietà. “Non si vive di attese”, ripetono gli operai, mentre lo spettro dello stallo produttivo si fa sempre più concreto.
Industria e politica a confronto
L’intervento di Imparato si inserisce in un momento particolarmente delicato per il settore automobilistico italiano, stretto tra la transizione ecologica, la concorrenza extraeuropea e la necessità di politiche industriali più efficaci. “Non chiediamo sussidi – ha detto – ma un contesto competitivo che ci permetta di restare in Europa.”
Un appello, quello di Stellantis, che suona come un ultimatum e che rilancia il dibattito sulla sostenibilità della politica industriale europea e sul ruolo che il governo italiano intende giocare per garantire continuità produttiva e occupazione. Foto archivio
