Sanità in crisi: la medicina legale di Frosinone verso il collasso

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DI AUGUSTO D’AMBROGIO – La sanità pubblica nella provincia di Frosinone sta affrontando una crisi senza precedenti. Il servizio di medicina legale, indispensabile per il rinnovo delle patenti speciali e per la tutela di autisti, disabili e anziani, è sull’orlo del collasso. Dopo la chiusura delle sedi di Atina, Isola Liri e Cassino, ora anche la sede centrale di Frosinone rischia di rimanere senza medici.

Permessi provvisori e soluzioni tampone

Gli autisti si trovano costretti a peregrinare verso altre province per sottoporsi alle visite mediche necessarie. Una situazione che non può essere risolta con permessi provvisori, validi solo sulla carta e rinnovati senza una vera prospettiva di soluzione.

Personale insufficiente e programmazione assente

Sul sito dell’ASM di Frosinone il responsabile risulta ancora il dottor Paolo Straccamore, ormai in pensione da tempo. Presto seguirà la stessa strada anche il dottor Antonio Palombo, uno degli ultimi rimasti in servizio. Nonostante gli evidenti segnali di crisi, negli ultimi anni l’ASM non ha adottato alcuna strategia di programmazione: nessuna assunzione, nessun piano per garantire la continuità del servizio. Il risultato? Una coperta sempre più corta, che lascia scoperti proprio i cittadini più fragili.

Il ruolo della politica: attacchi invece di soluzioni

In questo scenario, invece di affrontare il problema, la Presidente della Commissione Regionale Sanità, Alessia Savo, trova il tempo di attaccare l’Ordine dei Medici. Ma i cittadini hanno bisogno di risposte, non di polemiche. Se necessario – e pare proprio di sì – sarebbe ora che la politica lavorasse in sinergia con i professionisti della sanità per evitare il tracollo definitivo del servizio.

E ora?

Mentre il pubblico arranca, il privato è pronto a colmare il vuoto, ma a caro prezzo per i cittadini. Il rischio è che anche un diritto essenziale, come quello alla salute e alla mobilità, diventi un privilegio per pochi.

È il momento di chiedersi: quanto ancora dovranno pagare i cittadini per l’incapacità di chi avrebbe dovuto garantire loro un servizio essenziale?

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