Alle dieci in punto, le delegazioni di tutto il mondo si radunano davanti alla Basilica di San Pietro, rigorosamente vestite di nero. Un’immagine solenne, che segna l’inizio di una giornata di riflessione profonda. Tuttavia, tra le tante presenze, un’assenza si fa notare: il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si fa vedere sui schermi, inginocchiato davanti alla bara, ma poi non arriva in piazza. Passano minuti, dieci, quindici, ma il più potente uomo del mondo non si presenta.
Sul display dei smartphone appare una foto inaspettata: Trump e il presidente ucraino Zelensky, faccia a faccia. Entrambi sono inclinati in avanti, con il busto proteso, come se stessero discutendo di qualcosa che davvero conta. Si percepisce una sorta di speranza trattenuta, quasi come se si chiedessero se la guerra in Ucraina possa davvero fermarsi. Un’immagine che fa riflettere.
In quel momento, la mente corre a Papa Francesco e al suo incessante appello per la pace. Durante la messa, celebrata nella piazza di San Pietro, si respira la stessa aria di speranza, ma anche di disillusione. I leader mondiali, presenti in gran numero, sembrano essere lì, ma la situazione globale appare sempre più difficile, segnata da frontiere chiuse, muri e conflitti. Nonostante tutto, i governanti del mondo sono lì, a San Pietro, pronti a stringersi la mano.
Il Cardinale Giovanni Battista Re, con i suoi 91 anni e una voce che non ha perso vigore, ha fatto un resoconto dei viaggi del Papa attraverso il mondo, un cammino segnato da tappe inequivocabili: Lampedusa, Lesbo, la messa celebrata alla frontiera tra Stati Uniti e Messico. Luoghi simbolo delle sfide umanitarie che Francesco ha voluto affrontare. Il mare di Lampedusa, dove i fiori sono stati lanciati in onore dei migranti morti, il confine tra Nord e Sud del mondo, sempre più insormontabile, sono diventati tappe fondamentali nel messaggio di misericordia che il Papa ha portato ovunque.
“Il Vangelo della misericordia”, ha ricordato il Cardinale Re, “è al centro del messaggio di Papa Francesco, che non smette mai di sottolineare che Dio perdona sempre”. Un Dio che accoglie e perdona, senza stancarsi mai. La gente di San Pietro lo sa, e lo sente in quel momento di riflessione collettiva. Il Papa, venuto da lontano, ha parlato a chi si sentiva lontano, e con il suo messaggio ha abbracciato anche i più emarginati, quelli che la società tende a ignorare. Un’immagine potente, quella di Papa Francesco che, in un mondo sempre più diviso, si fa simbolo di accoglienza e speranza.
