Cosa non si fa per un click in più

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Editoriale di Augusto D’Ambrogio.
Sono quarant’anni che mi occupo di informazione e che svolgo la mia attività di editore, sono passato dall’analogico al digitale e poi al web. In questi quarant’anni ho sempre avuto un’etica professionale, in
special modo quando si pubblicano o si trasmettono immagini in questo caso per fare un click in più. Mi è sempre piaciuto raccontare gli avvenimenti, sia essi di cronaca sportivi o d’altro per immagini, perché sono convinto che raccontare le storie per immagini e’ il modo migliore per fare informazione. Ieri pomeriggio
c’è stato un incidente,sono state investite due donne,noi come Liri tv abbiamo pubblicato solo l’immagine dell’auto che ha investito le due signore, mentre altre testate hanno pubblicato una delle due signore investite inerme a terra, senza accettarsi se i familiari della signora erano stati avvisati. Dietro ogni persona
comunque sia c’è una storia, ci sono familiari, ci sono figli ed e’ inammissibile che per un click in più, si pubblichi una persona priva di sensi e in una pozza di sangue per arrivare chissà dove e prima di chi. I familiari della persona investita hanno chiamato la testata in questione, la risposta è stata: “però non si vede la faccia”. È
una vergogna, non c’è dignità, non c’è rispetto della vita umana, e’ vero oggi sul web e sui social girano immagini inquietanti di guerra ragazzi morti, bambini morti, donne morte, ma non per questo il nostro cuore deve essere di pietra, anzi quelle immagini di guerra ci devono far riflettere, e voi direte e che vuoi che sia una donna in una pozza di sangue in un incidente stradale, cari amici lettori, la mia vita è sempre stata fatta di immagini e di racconti per immagini, ma al primo posto ho sempre messo la dignità delle
persone e il rispetto per la vita umana, cosa che non hanno avuto chi ha pubblicato quell’immagine ieri dell’incidente per un click in più  e quella signora che in questo momento sta lottando tra la vita e la morte.
Forse aveva ragione mia madre,dovevo fare un altro mestiere perché in questo chi ha cuore e ha rispetto per la vita umana non è il mestiere giusto.

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