Consorzio di Bonifica Valle del Liri, emergono i primi dettagli sulle assunzioni “oscurate”: 21 contratti sotto osservazione

CONSORZIO DI BONIFICA VALLE DEL LIRI DI CASSINO

Primi squarci di luce sul delicato caso delle assunzioni “oscurate” al Consorzio di Bonifica Valle del Liri di Cassino. Una vicenda che nei giorni scorsi è stata portata all’attenzione dell’avvocato Giuseppe Busia, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, chiamato a valutare eventuali profili di trasparenza amministrativa.
Il caso ruota attorno alla deliberazione numero 283 del 30 dicembre 2025, con la quale il Consorzio ha proceduto a ventuno assunzioni. Un atto che, però, ha subito attirato l’attenzione per una scelta singolare: nel documento ufficiale tutti i nomi degli assunti risultano oscurati, coperti da una barra nera.
Secondo quanto riportato dal portale Penna e Spada, un’analisi del documento avrebbe consentito comunque di recuperare gran parte delle informazioni celate. Senza entrare nel merito delle identità, che la stessa testata ha deciso di non rendere pubbliche per rispetto dei lavoratori coinvolti, emergono tuttavia alcuni elementi che alimentano il dibattito sull’opportunità dell’operazione.
La prima sorpresa riguarda la provenienza territoriale di parte dei neoassunti. Quattro lavoratori arriverebbero infatti dall’agro pontino: uno da Priverno, uno da Terracina e due da Sezze. Una circostanza che ha sollevato interrogativi, considerando che il Consorzio opera principalmente nell’area del Cassinate.
La città di Cassino risulterebbe comunque la più rappresentata, con dieci nominativi, alcuni dei quali ritenuti piuttosto noti nel territorio. Completano il quadro giovani provenienti da Atina (due), Aquino, Pontecorvo (due) e Piedimonte San Germano.
Le perplessità che emergono dal caso sembrano essere più di natura politica e di opportunità che strettamente formale. Si tratta infatti di contratti a tempo determinato con scadenza fissata al 30 giugno, inseriti in un contesto territoriale segnato da una crisi economica profonda e da una forte domanda di lavoro.
L’operazione avrebbe un valore complessivo di quasi mezzo milione di euro per il semestre, cifra che contribuisce ad accendere il dibattito sulla gestione delle risorse pubbliche e sulla trasparenza delle procedure adottate.
Ora l’attenzione si sposta sull’Autorità Nazionale Anticorruzione, che potrebbe valutare se le modalità con cui sono state rese pubbliche le informazioni nell’atto amministrativo siano pienamente coerenti con i principi di trasparenza e accessibilità richiesti alla pubblica amministrazione. Nel frattempo, la vicenda continua ad alimentare interrogativi nel territorio del Cassinate.

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