Cassino, la crisi Stellantis diventa emergenza sociale: l’allarme della Uilm

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La crisi dello stabilimento Stellantis di Cassino ha ormai superato i confini dell’emergenza industriale, trasformandosi in una vera e propria emergenza sociale. A lanciare l’allarme è Gennaro D’Avino, segretario provinciale della Uilm, che descrive una situazione arrivata «oltre ogni limite di tollerabilità» per i lavoratori e per l’intero indotto del territorio.
«Non siamo più di fronte a una semplice crisi produttiva – sottolinea D’Avino – ma a una condizione che mette a rischio la dignità delle persone». Secondo il sindacato, numerose aziende dell’indotto faticano a reggere l’urto di fermate produttive sempre più frequenti, contratti in bilico e un’assenza di prospettive che si protrae da mesi. Uno scenario che si traduce in conseguenze dirette e drammatiche sulla vita delle famiglie: stipendi ridotti, ricorso costante alla cassa integrazione, incertezza economica e sociale.
Dietro le vertenze e i tavoli istituzionali, ricorda la Uilm, ci sono uomini e donne che ogni giorno fanno i conti con la difficoltà di arrivare a fine mese. Famiglie costrette a rinviare spese essenziali, giovani che vedono sfumare ogni possibilità di futuro, genitori che vivono nell’angoscia di non sapere cosa accadrà domani. «Questa non è più soltanto una crisi industriale – ribadisce D’Avino – è una crisi di dignità».
A pesare ulteriormente è il progressivo rallentamento produttivo dello stabilimento di Cassino, accompagnato da un utilizzo strutturale degli ammortizzatori sociali che, nel lungo periodo, rischia di logorare i lavoratori e indebolire definitivamente le aziende della componentistica, già messe a dura prova. Un quadro che appare ancora più amaro se si considera il ruolo storico di Cassino, per decenni pilastro dell’industria automobilistica italiana e motore di sviluppo per l’intero territorio.
Oggi, avverte il sindacato, lo stabilimento rischia di essere lasciato senza una visione chiara e senza un piano industriale definito. Per questo la Uilm annuncia il ritorno alla mobilitazione. Il prossimo 30 gennaio, in occasione dell’incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, lavoratrici e lavoratori del territorio saranno presenti con un presidio.
«Saremo lì – conclude D’Avino – perché non accettiamo più ambiguità. Servono risposte chiare, impegni vincolanti e una strategia industriale che indichi con precisione quale futuro si intende garantire allo stabilimento di Cassino e al suo indotto».

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