È morto nella sua casa di Senigallia Franco Amoroso, il paziente oncologico diventato suo malgrado il volto umano di una sanità che fatica a prendersi cura dei più fragili. Aveva 60 anni. La sua immagine, diffusa pochi giorni fa, lo ritraeva stremato dal dolore, sdraiato a terra nel pronto soccorso, con un catetere ancora attaccato, dopo otto ore di attesa senza una barella. Una fotografia che ha scosso il Paese, trasformandosi in un simbolo di indignazione collettiva.
Franco lottava da due anni contro un tumore. Originario di Treviso, viveva da tempo a Senigallia con la moglie Cecilia. A metà gennaio si era recato al pronto soccorso dell’ospedale cittadino proprio insieme a lei, ma ciò che doveva essere un luogo di cura si è trasformato in un calvario. Seduto prima su una panchina, poi costretto a stendersi sul pavimento freddo, inermi di fronte a dolori lancinanti, si è sentito rispondere più volte: “Non ci sono barelle disponibili”.
Quella scena, documentata e resa pubblica, ha fatto il giro d’Italia, sollevando polemiche e interrogativi sullo stato della sanità pubblica. Una vicenda così grave da spingere l’Ast di Ancona ad avviare un’inchiesta interna. Una tragica coincidenza vuole che l’indagine si sia conclusa proprio il giorno della morte di Franco, lunedì 26 gennaio.
Negli ultimi giorni di vita, Franco era assistito a domicilio dalla moglie e dai volontari dell’Associazione Oncologica Senigalliese. Si è spento nella sua casa, circondato dall’affetto, dopo un improvviso aggravamento delle condizioni cliniche.
All’epoca dei fatti, il direttore generale dell’Ast di Ancona aveva espresso pubblicamente le proprie scuse:
“Mi assumo la responsabilità affinché episodi del genere non si ripetano. Abbiamo attivato verifiche interne e un audit straordinario”.
Ma l’esito dell’inchiesta ha stabilito che non vi sarebbero responsabilità dirette, e che i protocolli sarebbero stati rispettati. La carenza di barelle, secondo l’azienda sanitaria, non può essere imputata al personale.
Resta però una domanda che pesa come un macigno: com’è possibile che un malato oncologico venga lasciato per ore a terra, in un pronto soccorso, nel 2026?
Franco non è stato solo un paziente. È diventato una storia, una ferita, un monito. E la sua morte lascia dietro di sé non solo dolore, ma anche una richiesta silenziosa di dignità, che nessuna inchiesta potrà archiviare.
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