Sono migliaia i giovani che, in questi giorni stanno accorrendo ai centri vaccinali anti-Covid di tutta Italia dando un ottimo esempio di comportamento e responsabilità sociale.
Nel momento in cui sul New England Journal of Medicine vengono pubblicati i risultati dello studio che ha portato le Agenzie regolatorie americana (Fda), europea (Ema) e italiana (Aifa) ad approvare l’uso del vaccino Pfizer-BioNTech anche per gli adolescenti tra i 12 e i 15 anni. I dati dicono che, in questa ristretta e particolare fascia di popolazione, il vaccino funziona estremamente bene: induce una risposta anticorpale uguale — se non migliore — rispetto agli adulti e dà una protezione del 100% dall’infezione.
Nel nostro Paese sono già molte le Regioni che hanno aperto le prenotazioni: ma è opportuno vaccinare i ragazzi di questa fascia d’età? La risposta è sì: i benefici, individuali e sociali, connessi a questa scelta sono indubbi.
Se è vero infatti che gli adolescenti raramente si ammalano di Covid-19, è altrettanto vero che, a volte, possono sviluppare una malattia nuova e molto grave indotta da Covid: la Mis-C (Multi Organ Inflammatory Syndrome Covid), osservata per la prima volta a Bergamo e nel Regno Unito. Una malattia infiammatoria sistemica simile alla sindrome di Kawasaki, che ancora conosciamo molto poco: non capiamo, ad esempio, perché colpisca alcuni ragazzi e non altri, ma purtroppo sappiamo che può causarne il ricovero in terapia intensiva. Il vaccino, dunque, oltre a proteggere da Covid proteggerebbe anche dal possibile successivo sviluppo della Mis-C.
E, in un momento in cui i numeri della popolazione anziana vaccinata salgono, vaccinare gli adolescenti il più in fretta possibile con due dosi significa allacciare loro, in vista dell’estate e della successiva riapertura delle scuole, una cintura di sicurezza contro le possibili varianti che, bloccate nelle persone anziane, potrebbero rivelarsi aggressive nei più giovani.
Se il beneficio individuale della vaccinazione degli adolescenti, come abbiamo visto, è netto, lo è anche quello sociale: mettere in sicurezza i ragazzi significa da una parte mettere in sicurezza la Scuola, fondamentale per il futuro dell’intero Paese, dall’altra proteggere le persone con cui i giovani entrano in contatto, in famiglia e non solo. Tra loro, gli oltre 2 milioni di over 60 non ancora vaccinati, che sono più a rischio in caso di contagio, e le persone fragili: pazienti oncologici, malati autoimmuni trattati con farmaci che sopprimono le difese immunitarie, chi ha subito trapianti o è in dialisi… La preoccupazione che i vaccini siano meno efficaci su queste persone con il sistema immunitario compromesso è forte: di qui l’importanza di tutelarli il più possibile vaccinando il resto della popolazione.
Non abbiamo timore, quindi, a vaccinare i nostri figli 12-15enni contro Covid. E non dimentichiamo nemmeno l’importanza delle altre vaccinazioni, in questa fascia d’età: quella contro il virus del papilloma, che protegge dal cancro dell’utero e di testa-collo, e il richiamo per le malattie esantematiche. I vaccini salvano la vita: usiamoli, quindi, e condividiamoli con i Paesi in cui, purtroppo, ancora 1 bambino su 5 muore perché non ha accesso a quelli più elementari.
Fonte Corriere.it foto web
