Trump minaccia Pyongyang: “Smantelleremo il loro nucleare”. La replica: “Stupidi commenti, sarà punito”

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“Nessun dittatore deve sottovalutare la determinazione e la risolutezza degli Stati Uniti”. Lo ha detto il presidente Usa Donald Trump, riferendosi alla situazione geopolitica nella penisola coreana, durante il suo discorso alle truppe militari della base aerea di Yokota, a ovest di Tokyo. Trump si fermerà nella capitale nipponica fino a martedì.
Il presidente americano è tornato a ribadire la “ferma volontà americana” di bloccare e smantellare il programma nucleare di Pyongyang. “Siamo in grado di controllare lo spazio aereo e quello terrestre e la Corea del Nord non deve sottovalutare la nostra totale determinazione. Chiuderemo presto questa situazione – ha aggiunto Trump – Negli scorsi venticinque anni, l’approccio alle minacce nordcoreane è stato di troppa debolezza, ma ora cambierà tutto”, ha ribadito il presidente Usa senza peraltro aggiungere ulteriori elementi su come e quando intenderebbe dare seguito concreto alle sue parole. “Difenderemo la libertà ovunque e la Corea del Nord è un grande problema che dobbiamo affrontare subito e risolvere”, ha chiosato Trump. Tornando a parlare della risolutezza degli Stati Uniti ha aggiunto: “Tutte le volte che nel passato, ci hanno sottostimato, non è stato un piacere per loro. Non è vero?”. Trump ha avvertito che “nessun Paese può rivaleggiare con le capacità militari americane”; e ha aggiunto che le truppe americane “non vacilleranno di una virgola di fronte a qualsiasi minaccia”. Il presidente Usa ha assicurato che prevede di prendere “molto presto” una decisione sull’inserimento del regime comunista tra i Paese sostenitori del terrorismo.
Trump ha voluto comunque distinguere tra regime e popolazione nordcoreana, spiegando che i nordcoreani sono “un grande popolo”. La Corea del Nord è fatto di persone “grandi, industriose e calorose, molto più calorose di quanto il resto del mondo sappia o comprenda”, ha spiegato. Ma alla domanda fatta dai giornalisti se si aspetta che Pyongyang testi un missile durante la sua visita in Asia, Trump ha risposto: “Lo scopriremo presto. Buona fortuna!”.

LA RISPOSTA DI PYONGYANG
In attesa dell’evocato test missilistico, da Pyongyang è intanto arrivata una prima replica alle parole del presidente degli Stati Uniti, la minaccia di una “punizione spietata” per i suoi “stupidi commenti”. A due giorni dalla visita a Seul, in un lungo editoriale aparso su Rodong Sinmun, organo di stampa del Partito dei Lavoratori, ha accusato Trump di irritare “seriamente” Pyongyang con le sue parole. “Trump deve dare retta alle affermazioni di altri esperti Usa, secondo cui lui dovrebbe fermare l’incauto ricatto e tirarsi fuori dagli affari della penisola coreana”.

“Se gli Usa sottovalutano la ferrea volontà della Corea del Nord e la sfidano ad agire – si legge ancora -, quest’ultima sarà costretta ad impartire loro una punizione risoluta e spietata con la mobilitazione di tutte le sue forze”. Nell’articolo si sostiene anche che gli americani vogliono l’impeachment del presidente perché le parole di un Trump “spiritualmente instabile” potrebbero portare al “disastro nucleare in territorio americano”. In precedenza, l’agenzia ufficiale nordcoreane KCNA aveva scritto che Washington deve liberarsi dell’idea “assurda” che Pyongyang cederà alle sanzioni internazionali, assicurando che il Paese è ormai arrivato “alla fase finale della deterrenza nucleare”.

POSSIBILE INCONTRO CON PUTIN
Durante il tour asiatico Donald Trump incontrerà con ogni probabilità il presidente russo Vladimir Putin. Lo ha detto ai giornalisti lo stesso presidente, a bordo dell’Air Force One, mentre stava arrivando in Giappone.  “Vogliamo l’aiuto di Putin per la risoluzione della crisi geopolitica con la Corea del Nord”, ha detto, preludendo a un colloquio bilaterale con ogni eventualità in Vietnam o nelle Filippine, quando i due leaders parteciperanno al vertice della Cooperazione Economica Asiatico-Pacifica (Apec). Trump ha anche detto che discuterà della minaccia del regime di Pyongyang con diversi statisti durante la sua visita nel continente asiatico.

AI GIAPPONESI: “DOVEVATE ABBATTERE I MISSILI NORDCOREANI”
Il presidente Usa si sarebbe comunque lamentato col Giappone per “non aver abbattuto” i missili nordcoreani che quest’anno hanno sorvolato il Paese per poi finire nel Pacifico: lo riporta l’agenzia Kyodo, citando fonti diplomatiche anonime, nel giorno dell’arrivo del tycoon in Giappone. Trump, secondo la ricostruzione, chiese spiegazioni a Tokyo sulla mancata azione in base a quello che disse quando incontrò o parlò al telefono coi leader del Sudest asiatico sulle misure da prendere contro la minaccia di Pyongyang. Il tycoon, in particolare, non si capacitava sul perchè “un Paese di guerrieri samurai” non avesse intercettato i missili.

In violazione degli obblighi internazionali, Pyongyang lanciò due missili balistici il 29 agosto e il 15 settembre scorsi che, sorvolando l’isola di Hokkaido, caddero nel Pacifico. Le forze di autodifesa nipponiche non intervennero perchè i vettori non sarebbero caduti sul territorio del Giappone e anche in base ad alcuni aspetti legali e alla difficoltà di centrare il bersaglio per l’altitudine.

IL PENTAGONO: UNICA VIA MILITARE, INVASIONE
Intanto, però, il Pentagono – rispondendo alle richieste di informazione da parte di due senatori democratici – ha quantificato in termini di costi e di bilancio di vite umane perse un’eventuale operazione militare per “distruggere completamente il sistema missilistico e nucleare nordcoreano”. Ed è un bilancio che fa tremare i polsi e che preoccupa fortemente parlamentari dei due schieramenti politici americani.

Secondo il Pentagono, infatti, l’unico modo per individuare e distruggere con certezza totale tutti i componenti del programma nucleare della Corea del Nord è attraverso un’invasione di terra. E’ quanto ha spiegato il vicedirettore dello stato maggiore Usa, Michael J. Dumont rispondendo alla lettera dei due esponenti democratici del Congresso. Dumont ha osservato che gli Stati Uniti stanno valutando la capacità della Corea del Nord di lanciare un attacco contro le aree fortemente popolate della Corea del Sud con artiglieria a lungo raggio, razzi e missili balistici. Ha anche sottolineato che Seul, la capitale del sud con una popolazione di 25 milioni, è a soli 35 miglia dalla zona demilitarizzata. La quantità di vittime sarebbe diversa in base alla capacità delle forze statunitensi e della Corea del Sud di contrastare questi attacchi, ha dichiarato. Dumont non ha voluto fornire cifre, ma ha fatto chiaramente capire che le perdite di vite umane e i costi di una tale operazione sarebbero “immensi”, proprio a causa del rischio di un conflitto che da battaglia militare convenzionale possa trasformarsi in uno scontro nucleare e per il coinvolgimento dei civili nella penisola coreana. “Di queste cose sarebbe meglio discutere in un briefing ‘a porte chiuse’ – ha spiegato ancora il vicedirettore dello stato maggiore, offrendo comunque l’opportunità agli interroganti democratici di un incontro riservato. Secondo quanto rivela il Washington Post, comunque, i militari sostengono l’approccio statunitense condotto dal capo del Dipartimento di Stato Rex Tillerson, cioé quello di continuare a imporre sanzioni economiche e pressione diplomatica sulla Corea del Nord per scoraggiare le sue ambizioni nucleari. Approccio, quindi, che per ora non prevede coinvolgimenti “sul campo” delle Forze armate americane.

LE PREOCCUPAZIONI DEI PARLAMENTARI USA
In una dichiarazione congiunta emessa sabato  da 15 parlamentari democratici e un repubblicano, tutti veterani militari, l’ipotesi di un’invasione terrestre della Corea del Nord per distruggere l’arsenale nucleare “appare profondamente inquietante” e che un’azione di questo tipo “potrebbe provocare centinaia di migliaia o addirittura milioni di morti nei primi giorni di combattimento. “È nostro intento ottenere dall’amministrazione Trump e dal Pentagono una completa valutazione dei costi, in termini di vite umane ed economici di una guerra con la Corea del Nord. Questo per far comprendere che tipo di impegno il popolo americano dovrà farsi carico se dovessimo intraprendere un’azione militare”, hanno spiegato i 15 parlamentari. Inoltre hanno aggiunto che l’amministrazione Trump “non è riuscita a articolare dei piani credibili per impedire che l’eventuale conflitto militare possa espandersi oltre la penisola coreana e di gestire ciò che accadrebbe dopo il conflitto. Il pensiero di mandare truppe di terra e spendere risorse su un’altra guerra che potrebbe essere anche essere vista dalla comunità internazionale come potenzialmente indebita è una cosa che ci preoccupa – concludono i 15 esponenti del Congresso Usa – Il presidente deve smettere di fare dichiarazioni provocatorie che ostacolano le opzioni diplomatiche e mettono a rischio le truppe americane”.

 

Foto e fonte La Repubblica

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