Stellantis ferma a Piedimonte San Germano, l’appello del sindaco Ferdinandi: «Servono i modelli ibridi, ora i fatti»

CATENA DI MONTAGGIO STELLANTIS

Piedimonte San Germano – Timidi segnali dall’Europa, ma sul territorio la crisi continua a mordere. Lo stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano resta fermo e il 2026 si apre esattamente come si era chiuso il 2025: nel silenzio delle linee produttive e nell’incertezza di migliaia di famiglie. Dal 2 gennaio e fino al 16 gennaio è scattato l’ennesimo fermo di produttività: lastratura, verniciatura e montaggio tacciono ancora una volta, ammutoliti da uno stop che ormai non fa più notizia, ma continua a produrre conseguenze pesantissime.
Nessuna Alfa Romeo  uscirà dai cancelli dello stabilimento, così come non si vedranno Maserati Grecale. Una paralisi che arriva dopo un dicembre già segnato da quindici giorni di ferie forzate e da buste paga ridotte ai minimi termini, una situazione che ha reso particolarmente amaro anche il periodo delle festività natalizie. Il risultato è un territorio in sofferenza cronica, incapace di rialzarsi da una crisi dell’automotive che sembra non avere, al momento, una via d’uscita chiara.
Un vero e proprio salasso per l’area sud della provincia di Frosinone, dove l’indotto automotive rappresenta ancora un pilastro economico e sociale. Migliaia di lavoratori e famiglie vivono sospesi, in una condizione di precarietà che si protrae da mesi e che rischia di diventare strutturale.
In questo contesto si inseriscono le parole del sindaco di Piedimonte San Germano, Gioacchino Ferdinandi, che torna a richiamare l’attenzione sulla necessità di scelte industriali concrete e non più rinviabili. «I modelli ibridi, più volte annunciati, non arrivano – sottolinea il primo cittadino – e le speranze si assottigliano sempre di più. Eppure potrebbero rappresentare una svolta reale per lo stabilimento e per l’intero territorio».
Ferdinandi ricorda come già un anno fa, davanti a tre ministri al Mimit, l’ingegner Imparato avesse indicato per Piedimonte San Germano una prospettiva legata all’auto ibrida, una direzione che però, ad oggi, non ha ancora trovato riscontro nei fatti. «Sapevamo che il 2025 e il 2026 sarebbero stati tra gli anni più bui per l’industria automobilistica – aggiunge – ma ora servono risposte».
Sul fronte europeo, qualcosa si muove. La recente presa di coscienza sul regolamento CO2 viene letta come un primo, seppur timido, segnale. Non uno scossone, ma un passo che potrebbe aprire spiragli. «La transizione energetica, di fatto, non è mai realmente partita – osserva ancora Ferdinandi – e il mercato non ha mai avuto piena fiducia nel passaggio totale all’elettrico. Per questo è necessario continuare a investire anche nell’endotermico e, soprattutto, nell’ibrido».
La speranza è che alle parole seguano finalmente i fatti, perché il rumore delle linee in funzione torni a sostituire il silenzio che da troppo tempo accompagna lo stabilimento. Ma il timore, sempre più concreto, è che nuove sorprese possano continuare a paralizzare le aspettative di un territorio che chiede solo lavoro, certezze e futuro.

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