Cassino affonda e centra un tris di record negativi che certificano, senza appello, la profondità della crisi dello stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano. I numeri del 2025 restituiscono l’immagine di una fabbrica in stato di sofferenza cronica, con uno stato di salute ormai al limite dell’irreversibilità.
La produzione segna un crollo del 27,9% rispetto all’anno precedente, già considerato uno dei peggiori della storia recente del sito. A questo si aggiungono 105 giorni di fermo produttivo e una discesa occupazionale che si arresta a quota 2.200 lavoratori. Dati freddi, ma devastanti, che raccontano meglio di qualsiasi analisi lo stato di crisi profonda di quello che per decenni è stato uno dei pilastri industriali del Lazio meridionale.
Il confronto con il passato è impietoso. Sembrano lontanissimi gli anni d’oro del 2017, quando dalle linee di Cassino uscivano oltre 135.000 vetture e la forza lavoro superava abbondantemente le 4.500 unità, arrivando in alcuni momenti a oltre 5.000 dipendenti. Un’epoca che oggi appare come un sogno a occhi aperti, spazzato via da una lunga e ininterrotta fase di declino.
A fotografare senza sconti la situazione è Mirko Marsella, segretario provinciale della Fim-Cisl, che parla apertamente di “dati raccapriccianti”, peraltro ampiamente annunciati già prima della fine dello scorso anno. «I numeri spiegano benissimo la condizione dello stabilimento – sottolinea –: una fabbrica in continua sofferenza, in costante declino. Siamo arrivati a sfiorare il 28% in meno rispetto al 2024, che era già stato un anno nero».
La produzione annua, ferma sotto la soglia delle 20.000 vetture, rende il paragone con il periodo pre-Covid quasi imbarazzante. «Prima della pandemia – ricorda Marsella – si producevano più di 100.000 auto. Oggi siamo di fronte a numeri che non stanno in piedi e che descrivono il declino non solo del sito produttivo, ma dell’intero territorio».
Un peso determinante lo hanno avuto anche i 105 giorni complessivi di fermo, accompagnati dal massiccio utilizzo degli ammortizzatori sociali. «L’impatto sulle buste paga è stato pesantissimo», evidenzia il sindacalista, richiamando le difficoltà crescenti affrontate da centinaia di famiglie.
Il dato occupazionale è forse quello che più di ogni altro restituisce l’immagine di una fabbrica in coma. Le 2.200 unità attuali raccontano di uno stabilimento praticamente dimezzato rispetto agli standard storici. «Per anni – conclude Marsella – la media era intorno ai 4.500 dipendenti. Nel periodo del lancio di Giulia e Stelvio si superavano i 5.000. Anche questo numero descrive perfettamente la gravità della situazione».
Una crisi che non travolge soltanto i cancelli di Stellantis, ma che si riverbera sull’intero indotto diretto e indiretto, colpendo al cuore la struttura economica del Cassinate. E mentre i numeri continuano a peggiorare, il territorio resta in attesa di risposte che, al momento, faticano ad arrivare.
Stellantis Cassino, una fabbrica in coma: produzione giù del 27,9% e occupazione dimezzata
