Stellantis Cassino: un rientro in fabbrica tra incertezze e timori

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Dopo appena 13 giorni di lavoro dall’inizio dell’anno, gli operai dello stabilimento Stellantis di Cassino tornano in fabbrica con più dubbi che certezze. Il turno unico prosegue, mentre 2.500 lavoratori restano coinvolti nella cassa integrazione a rotazione. E all’orizzonte si profilano nuovi stop produttivi.
Il modello elettrico GRECALE, che avrebbe dovuto segnare una svolta per il sito industriale, non è ancora entrato in produzione. E ora c’è il timore che il nuovo Stelvio possa subire slittamenti oltre settembre, con conseguenze pesanti sull’intero piano industriale. Senza nuovi modelli, la saturazione dello stabilimento – promessa e attesa – sembra un traguardo sempre più lontano.

Un territorio in difficoltà

Le difficoltà non riguardano solo i lavoratori diretti. Anche l’indotto è in crisi: aziende fornitrici costrette ai fermi produttivi, lavoratori in ammortizzatori sociali e una lunga lista di esuberi. Il tutto si traduce in stipendi più bassi e una crescente difficoltà economica per le famiglie della zona.

Un ulteriore colpo è arrivato con la vicenda De Vizia: il mancato rinnovo dell’appalto all’interno di Stellantis ha portato al trasferimento dei lavoratori a Roma, a oltre 100 km da casa. Una soluzione difficilmente sostenibile per molti dipendenti. Nel frattempo, per gli operai di Trasnova, Teknoservice e Logitech, la salvezza è temporanea: l’accordo garantisce un altro anno di attività, ma il futuro resta incerto.

Il 20 marzo un incontro decisivo

Le speranze di maggiore chiarezza sono affidate all’incontro di verifica al Ministero, previsto per il 20 marzo. Sarà un passaggio cruciale per capire il futuro dello stabilimento e delle aziende dell’indotto. Ma i venti che soffiano su Cassino non sono rassicuranti: il lavoro a singhiozzo potrebbe continuare, con tutte le difficoltà che ne derivano.Nel frattempo, i lavoratori e il territorio restano in attesa di risposte concrete.

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