Stellantis Cassino, ripartenza a ranghi ridotti e nuove trasferte: il sindacato lancia l’allarme sul futuro del sito

CATENA DI MONTAGGIO STELLANTIS

La crisi dello stabilimento Stellantis di Cassino sembra non conoscere tregua. La ripresa delle attività produttive sarà graduale e parziale: lunedì verrà riavviato il montaggio, ma soltanto con il rientro di una parte dei lavoratori, sia della logistica sia delle linee. La piena operatività di tutti i reparti è prevista soltanto per il giorno 27, a oltre un mese dai primi fermi produttivi. Alle spalle ci sono settimane di vacanze forzate, stop produttivi prolungati e lavoratori che non mettono piede in fabbrica da metà dicembre. Una situazione che continua a pesare sull’intero territorio, da Cassino a tutta l’area del Cassinate, dove la crisi industriale sta allargando sempre più le proprie maglie, colpendo l’indotto, la filiera e l’economia locale.
In questo contesto, nel corso della settimana, si sono aperte le trasferte temporanee verso gli stabilimenti Stellantis di Modena e Torino, con la garanzia dello stipendio pieno per chi deciderà di spostarsi. Una soluzione tampone che, però, non placa le preoccupazioni del sindacato, anzi le rafforza.
A lanciare l’allarme è Andrea Di Traglia, segretario generale FIOM-CGIL Frosinone – Latina:
«Le trasferte che si sono aperte ultimamente a Modena e Torino ci danno la certezza di un indicatore importante per il sito di Cassino: liberarsi, seppur temporaneamente, dei lavoratori che accetteranno di spostarsi. Questo perché il 2026 si prevede l’ennesimo anno nero e per l’azienda diventa fondamentale snellire il proprio organico».
Parole dure, che fotografano una preoccupazione profonda:
«Tutto ciò è assolutamente grave e allarmante perché, per poter arrivare a uno stipendio pieno, si è costretti in un certo senso a migrare. È una dinamica asociale, che rientra perfettamente in quanto Stellantis sta facendo a livello nazionale e internazionale».
Nel mirino del sindacato anche le recenti strategie industriali del gruppo:
«L’invito rivolto a Stellantis e alle imprese della filiera a investire in Algeria, lanciato a Torino, rappresenta l’ennesimo atto gravissimo. L’azienda sta dicendo alla componentistica che, se vuole mantenere le commesse, deve andare a produrre all’estero».
Un quadro che rafforza la mobilitazione annunciata per il 30 gennaio, quando delegazioni sindacali e lavoratori saranno in presidio sotto il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), in concomitanza con il tavolo nazionale sull’automotive.
«Cassino – conclude Di Traglia – chiede lavoro, rispetto e dignità». Una richiesta che oggi si traduce in un grido d’allarme collettivo, mentre il futuro dello stabilimento e dell’intero territorio resta avvolto da incertezze sempre più pesanti.

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