Stellantis, ancora fermi gli impianti di Piedimonte San Germano: nuove ferie forzate dal 15 al 31 dicembre

CATENA DI MONTAGGIO STELLANTIS

La FIM-CISL lancia l’allarme: “Serve anticipare i nuovi modelli, altrimenti la situazione continuerà a peggiorare”
Nel silenzio dei capannoni, rotto solo dal rumore dei cancelli che si chiudono per l’ennesimo fermo produttivo, si consuma un nuovo capitolo della lunga crisi dello stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano. Una crisi che sembra non voler conoscere tregua e che, secondo la FIM-CISL, rischia di trascinare con sé non soltanto i lavoratori del sito, ma l’intero tessuto economico del territorio.
Ieri è arrivata la comunicazione ufficiale agli operai: nuove ferie forzate dal 15 al 31 dicembre. Un altro stop che si aggiunge alla lunga lista di sospensioni produttive che da mesi scandiscono il calendario dello stabilimento.
“Già dopo l’incontro con l’amministratore delegato e la dichiarazione che Stelvio e Giulia saranno prodotte fino al 2027 – spiega Mirko Marsella, segretario provinciale della FIM-CISL – avevamo intuito che i nuovi modelli non sarebbero arrivati prima del 2028. Questo rappresenta un problema enorme per lo stabilimento e per tutto l’indotto, perché significa dover affrontare altri due anni con fermate produttive, riduzioni di personale e volumi sempre più bassi.”
Una prospettiva pesante come un macigno su un impianto che, anno dopo anno, ha visto assottigliarsi la propria capacità produttiva, con turni ridotti, linee rallentate e numeri che non trovano paragoni nella storia del polo industriale cassinate.
Secondo la FIM-CISL, il ritardo nell’avvio dei nuovi modelli rischia di trasformarsi in una spirale difficile da invertire. “Ogni anno che passa – aggiunge Marsella – la fabbrica resiste a numeri negativi mai visti. Chiediamo che l’arrivo dei nuovi modelli venga anticipato, altrimenti la situazione continuerà a peggiorare.”
Con l’ulteriore fermo di novembre, il sito ha già superato le 100 giornate di sospensione nel 2025, con un ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali e un impatto diretto sulle buste paga dei lavoratori.
Un effetto domino che colpisce anche l’indotto, dai fornitori alle piccole attività del territorio, generando una perdita economica stimata oltre i 100 milioni di euro.
Una cifra che racconta, meglio di qualsiasi parola, la portata di una crisi che continua a mordere il cuore industriale della Ciociaria.

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