“Stanno arrivando gli americani”, il racconto di un padre al telefono con la figlia che vive a Roma

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Una telefonata notturna tra padre e figlia diventa l’emblema di un attacco militare che in queste ore sta scuotendo l’America Latina e le relazioni internazionali. “Stanno arrivando gli americani”, sono le parole di Francisco, un uomo che vive in un quartiere popolare alle porte di Caracas, rivolte alla figlia Luz, oggi residente a Roma, mentre nel cielo venezuelano rombano aerei e si avvertono esplosioni lontane. “Ci sono i caccia nel cielo, stanno arrivando gli americani”, racconta Francisco durante la telefonata riportata da Fanpage, in un dialogo che riflette paura, sorpresa e speranza nello stesso tempo.
Alle 7 del mattino a Roma, Luz ascolta dal suo appartamento il racconto dei boati e dei lampi uditi dal padre nella notte venezuelana. “All’inizio non ci credevo, poi quando ho realizzato che era vero mi sono spaventata, ma allo stesso tempo avevo tanta speranza”, racconta Luz, che ha lasciato il Venezuela anni fa per la sua attività politica. Per molti venezuelani all’estero, le emozioni contrastanti di paura e speranza sono un riflesso della crisi profonda che il Paese ha vissuto negli ultimi anni sotto la presidenza di Nicolás Maduro.
Attacco su vasta scala e cattura di Maduro
Nelle prime ore di sabato 3 gennaio, gli Stati Uniti hanno lanciato una massiccia operazione militare in Venezuela, che ha incluso raid aerei su Caracas e su obiettivi militari chiave come il complesso di Fuerte Tiuna e la base aerea di La Carlota. I caccia statunitensi hanno sorvolato la capitale, generando forte apprensione tra la popolazione civile. L’azione ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores, che secondo le autorità statunitensi sono stati estratti dal Paese e trasferiti negli Stati Uniti, dove dovranno rispondere di accuse tra cui narcotraffico e terrorismo.
Secondo il New York Times, l’attacco ha causato almeno 40 morti tra civili e militari venezuelani, e ha provocato gravi danni ad infrastrutture militari e aree urbane di Caracas.
Reazioni internazionali e divisioni globali
L’azione statunitense ha scatenato una forte ondata di reazioni a livello internazionale. Paesi come Cina e Russia hanno condannato l’attacco definendolo una violazione della sovranità venezuelana e del diritto internazionale, mentre nazioni europee richiedono il rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e una soluzione diplomatica alla crisi.
Nel frattempo, la Corte Suprema venezuelana ha nominato Delcy Rodríguez presidente ad interim allo scopo di garantire la continuità istituzionale, sebbene Maduro non sia stato ufficialmente destituito dal suo incarico secondo il diritto interno venezuelano.
Una popolazione tra paura e speranza
Le testimonianze raccolte tra i residenti mostrano una popolazione divisa tra timore per la violenza scatenata dai bombardamenti e speranza di un cambiamento dopo anni di crisi economica, sociale e politica sotto il regime di Maduro. Francisco, uscito in strada nel barrio di Tacagua per osservare i voli dei caccia, racconta di una reazione mista, senza timore per i gruppi paramilitari chavisti ma con la volontà di “sfidare il regime”. “Siamo usciti fuori per vedere cosa stava accadendo, è stato un gesto di sfida contro coloro che supportano Maduro”, afferma.
Dall’altro lato, Luz a Roma sottolinea come molti venezuelani, pur riconoscendo l’illegalità dell’azione militare, attribuiscano a Maduro gran parte della responsabilità per la crisi economica, l’emigrazione massiccia di cittadini e il deterioramento dei diritti umani nel Paese.
Verso un futuro incerto
Mentre città come Caracas si risvegliano in un silenzio surreale dopo i raid, la comunità internazionale si interroga sulle conseguenze di un intervento militare senza precedenti dagli anni della Guerra Fredda. La decisione degli Stati Uniti di “gestire temporaneamente” il Venezuela e il suo futuro politico ed economico resta al centro di un dibattito globale che vede profondamente divise potenze mondiali, governi regionali e la popolazione venezuelana stessa.

Foto e fonte Fanpage

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