Furti, atti vandalici, insicurezza diffusa. La zona stazione di Sora sta vivendo da mesi una situazione allarmante, che preoccupa residenti e commercianti. Un’escalation di microcriminalità e degrado urbano che sembra non conoscere tregua, con episodi sempre più frequenti e gravi che minano la serenità quotidiana degli abitanti.
L’ultimo episodio, solo in ordine di tempo, risale a domenica scorsa: un gruppo di giovani ha divelto un cartello stradale all’ingresso di via Francesco Salvatori, lasciandolo a terra. A distanza di giorni, nessuno è ancora intervenuto per ripristinarlo. Un gesto di inciviltà che, però, rappresenta solo la punta dell’iceberg.
Il bilancio degli ultimi mesi è preoccupante. Furti d’auto e motocicli, raid notturni nelle abitazioni, danni alle vetture parcheggiate lungo le vie del quartiere. Solo poche settimane fa, in una tranquilla domenica sera intorno alle 19, un’abitazione è stata svaligiata in pieno giorno. Pochi giorni dopo è toccato a un bar nei pressi della stazione, preso di mira dai ladri. Episodi ravvicinati che alimentano la paura e un profondo senso di abbandono.
“Qui non si vive più” – raccontano alcuni residenti visibilmente provati – “Ci sentiamo lasciati soli. Alla fine ci toccherà organizzarci e farci giustizia da soli”. Parole forti, che esprimono un livello di esasperazione che non può più essere ignorato.
In assenza di risposte concrete, i cittadini hanno deciso di attivarsi autonomamente. È in corso una raccolta firme per chiedere con urgenza l’installazione di un sistema di videosorveglianza in tutta l’area. Un’iniziativa che mira a restituire un minimo di controllo e sicurezza, ma che soprattutto lancia un messaggio chiaro all’amministrazione comunale: è tempo di intervenire, con decisione e tempestività.
Il quartiere stazione non può essere lasciato a se stesso. La cittadinanza chiede maggiore presenza delle forze dell’ordine, investimenti per il decoro urbano, e un piano di riqualificazione che restituisca dignità a una zona storicamente centrale nella vita cittadina.
Le istituzioni ascoltino il grido di allarme. Il tempo dell’attesa è finito.
