DI AUGUSTO D’AMBROGIO.
Non c’è fine alla frustrazione per chi, come una donna di Isola del Liri, si trova a dover affrontare non solo la malattia, ma anche le lungaggini e i vuoti del sistema sanitario. “Sono disperata”, racconta la trentasettenne, che ormai da mesi tenta senza successo di prenotare una visita diabetologica presso il CUP di Sora.
Questa mattina, l’ennesimo tentativo: nessuna disponibilità, nessuna data per un controllo che è cruciale per la sua salute. “La mia visita non è prenotabile, mi hanno detto. E adesso cosa faccio?”. Domande che rimbalzano senza risposta, in un sistema che promette di ridurre le liste d’attesa, ma che in alcuni casi sembra addirittura eliminarle, lasciando i pazienti nel vuoto più assoluto.
Il dramma è concreto: l’impegnativa scaduta, annullata e poi rinnovata dal medico curante, risulta inutile. “Non resta che andare dai privati”, continua, “ma se non posso permettermi di pagare?”. La sua amarezza è palpabile, e non è solo questione di soldi: anche il suo piano terapeutico è scaduto, peggiorando ulteriormente la situazione.
Siamo di fronte a uno scenario desolante, dove l’accesso alle cure sembra un lusso che non tutti possono permettersi. Tutto questo nonostante gli impegni istituzionali, le promesse di riforma, di semplificazione. La realtà, però, racconta un’altra storia: quella di cittadini abbandonati a se stessi, impossibilitati a ricevere cure indispensabili, mentre le loro condizioni di salute si aggravano.
E ora? Per molti pazienti, la soluzione diventa dolorosamente semplice: rivolgersi al privato, un’alternativa che, purtroppo, non è accessibile a tutti. E chi non ha i mezzi economici per farlo? Che fine farà? In un momento in cui l’attenzione sulla sanità pubblica dovrebbe essere massima, ci troviamo di fronte a casi come questo, che ci ricordano quanto siamo lontani da un sistema equo e funzionante.
Quali sono le soluzioni? Le istituzioni devono rispondere a queste domande. Non possiamo più tollerare che i pazienti vengano lasciati soli, senza una via d’uscita. È il momento di agire, di rendere il sistema sanitario realmente accessibile a tutti, soprattutto per chi, come i malati cronici, non può aspettare mesi – o addirittura anni – per una visita di controllo.
