Sora – Corteo dei pastori del presepe vivente di Valleradice, domenica 21 dicembre centro storico

corteo dei pastori sora 2025

Domenica 21 dicembre alle ore 17:00 si svolgerà la seconda edizione del “corteo di pastori” che vedrà la partecipazione di oltre 80 figuranti in costume d’epoca accompagnati da diversi animali. Partendo dalla cattedrale, al dolce suono delle zampogne, percorrerà corso Volsci e via Cittadella per giungere nel caratteristico borgo di Canceglie per l’omaggio alla scena della Natività, rappresentata nel piazzale antistante la chiesa di San Silvestro. L’organizzazione è curata dalla parrocchia Maria SS.ma di Valleradice, guidata dal parroco Don Francesco Cancelli, e dall’associazione “La valle del Baronio”.

L’iniziativa nasce su invito dell’associazione Sorantica, promotrice ed organizzatrice del magnifico presepe a grandezza naturale allestito come di consueto con grande maestria nel quartiere di Canceglie.

Questa manifestazione vuole essere non solo il prologo al tradizionale presepe vivente, la cui XXIX edizione si terrà a Valleradice il giorno di Santo Stefano alle 18:00, ma anche un’occasione per rievocare il cammino dei pastori verso Betlemme.

I pastori sono stati i primi testimoni oculari della nascita di Gesù, in quanto la funzione di guardiani del gregge durante la notte ha facilitato la presenza vicino la stalla della Natività; Ma chi meglio di loro poteva assistere ad un momento così importante? sono gli unici che riescono a tenere insieme il gregge proteggendolo e vegliandolo durante la notte, mentre gli altri dormono.

I pastori in adorazione, rappresentano la meraviglia e la semplicità della fede, poiché essi sono tra le persone più umili, rappresentano la gente comune, e allo stesso tempo gli animi più puri, quelli pronti ad accogliere la notizia della nascita di un Bambino che cambierà l’umanità.

La loro presenza accresce le condizioni di semplicità in cui è nato Gesù; i pastori infatti, posseggono poco o nulla, il gregge è tutto ciò di cui hanno bisogno, da esso si nutrono e con esso si sostengono.

Nell’immagine collettiva, essi vengono posizionati in vari punti del presepe, tutti rivolti verso la capanna, quasi a simulare un movimento verso quest’ultima. Lo stupore e la voglia incondizionata di conoscere la Verità li porta davanti a Gesù appena nato. Si può definire, infatti, che quello dei pastori è il primo pellegrinaggio della storia, ed essi sono i primi pellegrini che, tornando verso il gregge, hanno trasformato lo stupore in qualcosa di concreto dentro di loro.

È accertato che i pastori, secondo la mentalità religiosa d’Israele, erano considerati quasi fuori dalla comunità: a motivo del loro lavoro, infatti, non potevano osservare i precetti religiosi e le norme di purità. Inoltre, non godevano di buona fama: dato che le greggi finivano con l’invadere spazi altrui, chi le guidava passava per essere un ladro.

Eppure è a loro per primi che è arrivato l’annuncio della gioia più grande: «Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un salvatore, che è il Cristo Signore».

La scelta di questi destinatari dice qualcosa di Gesù: è il Re che forma il suo popolo tra gli umili, i poveri, i piccoli, tra coloro che non contano; è il Messia che viene a portare il lieto annuncio del Regno a coloro che secondo le disposizioni degli uomini non possono esserne i destinatari, perché peccatori, lontani.

L’intuizione di San Francesco d’Assisi nel 1223 fu quella di introdurre il popolo di Greccio all’interno del presepio, mettendolo al posto dei pastori. Perché, in effetti, il ruolo dei pastori nel presepio è esattamente quello che dovrebbe avere ogni buon cristiano: realizzare che Dio è in mezzo a noi, e andare ad adorarlo.

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