Si spacciava per un famoso ginecologo in grado di eseguire speciali e costosi trattamenti «anticoncezionali» o di «neutralizzazione della frigidità». Agganciava le sue vittime, ragazzine tra i 15 e i 17 anni sui social: Facebook, Instagram e Kik (una chat di messaggistica istantanea che per l’iscrizione non richiede il numero di telefono). E in alcuni casi, due di quelli accertati, ma potrebbero essere molti di più, abusava sessualmente di loro. La sua fama lo precedeva: a consigliare alle vittime il bravissimo ginecologo Alberto Berti (anche il nome ovviamente è finto) erano altre coetanee sui social. Dietro ai loro profili, rigorosamente falsi, c’era sempre lui: un ingegnere di 50 anni della Brianza, con tanto di moglie e figli, arrestato su ordinanza di custodia cautelare con le accuse di violenza sessuale aggravata, adescamento e invio di materiale pedopornografico.Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Letizia Mannelli e dal pm Francesca Gentilini, sono state condotte dal commissariato di Monza, alla guida del dirigente Angelo Re, hanno accertato che l’attività del finto ginecologo andava avanti da almeno 6 mesi. A dare il via agli accertamenti, la denuncia presentata da una delle vittime che, spaventata dalle continue minacce dell’uomo e dalle pressioni subite dai diversi contatti social, ha confessato tutto ai genitori. Le modalità di approccio dell’uomo erano sempre le stesse: attraverso i profili finti, consigliava alle possibili vittime le straordinarie prestazioni del medico.Erano loro, ragazze in genere particolarmente fragili, a contattarlo, sul suo profilo Facebook ufficiale. Lui, con un linguaggio pseudo-scientifico, le adulava, si faceva mandare foto delle parti intime, proponeva i trattamenti e le invitava in un appartamento che spacciava per studio medico, dove poi si consumavano gli abusi. Una delle vittime, prima di incontrarlo, ha pure provato a tirarsi indietro. Subito lui le ha presentato il conto per l’attività fino a quel momento svolta: 365 euro, che la 15enne, ovviamente, non avrebbe mai potuto pagare.
Foto e fonte lastampa.it
