Prosegue senza sosta l’impegno dei Carabinieri del Comando Provinciale di Frosinone nella tutela del territorio e nel contrasto ai reati in materia ambientale. A conclusione di una mirata attività di controllo, i militari della Stazione Carabinieri di Ausonia hanno deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cassino tre persone, appartenenti allo stesso nucleo familiare (un pensionato di 75 anni e i due figli di 49 e 46 anni, tutti residenti a Coreno Ausonio), resisi responsabili, in concorso tra loro, di violazioni alle normative ambientali.
I tre dovranno rispondere dei reati di gestione non autorizzata e deposito incontrollato di rifiuti speciali, pericolosi e non (ai sensi degli artt. 255, 255 ter e 256 co. 1 del D. Lgs. 152/2006 – Testo Unico sull’Ambiente).
L’attività investigativa, avviata nei giorni scorsi e conclusasi in data odierna, è scaturita da un attento monitoraggio del territorio che ha portato i militari a ispezionare un manufatto adibito a deposito materiali situato nel comune di Coreno Ausonio. Giunti sul posto, i Carabinieri hanno accertato l’esistenza di una vera e propria attività illecita di smontaggio e lavorazione di ciclomotori tipo “Ape Car”, condotta in totale assenza delle prescritte autorizzazioni e delle misure di sicurezza.
All’interno di un locale di circa 10 metri quadrati e nell’area esterna circostante, i militari operanti hanno rinvenuto un’ingente quantità di rifiuti accumulati e gestiti in maniera illecita. Tra questi, spiccavano diverse porzioni di “Ape Car” completamente cannibalizzate e inservibili, oltre a numerosi componenti meccanici fuori uso: frizioni dismesse, pistoni, marmitte arrugginite, cavi tranciati e pneumatici. Ad aggravare il quadro ambientale, l’area era stata utilizzata come sversatoio abusivo per altre tipologie di materiali, tra cui un televisore a tubo catodico dismesso, un congelatore a pozzetto arrugginito, materiale di risulta e rifiuti solidi urbani, il tutto mischiato e stoccato a cielo aperto.
Al termine delle operazioni, l’intera area di circa 60 metri quadrati e il manufatto abusivo sono stati sottoposti a sequestro preventivo (ex art. 321 c.p.p.) per interrompere l’attività criminosa ed evitare ulteriori compromissioni ambientali. L’area è stata posta a disposizione dell’Autorità Giudiziaria competente.
È obbligo rilevare che gli indagati sono, allo stato, solamente indiziati di delitto e la loro posizione sarà definitivamente vagliata giudizialmente solo dopo l’emissione di una sentenza passata in giudicato, in ossequio ai principi costituzionali di presunzione di innocenza.
