DI AUGUSTO D’AMBROGIO.
Sulla sanità pubblica, e in particolare sul centro trasfusionale dell’ospedale di Sora, bisognerebbe solo tacere. Tacere per vergogna, per responsabilità, per rispetto di chi soffre. Ma chi dovrebbe farlo, invece, parla, nega l’evidenza, organizza riunioni e passerelle, mentre il diritto alla salute viene eroso giorno dopo giorno.
La negazione dell’evidenza: il caso Alessia Savo
Alessia Savo, presidente della Commissione Sanità della Regione Lazio, ha tentato di negare ciò che era scritto nero su bianco in un documento dell’ASL di Frosinone. Un tentativo maldestro, smentito dai fatti. Ma non è la sola: oggi a Sora si sono svegliati anche i dirigenti locali del PD.
Il PD e la “difesa” della sanità: una tardiva presa di coscienza
Con grande ritardo, il Partito Democratico ha dichiarato di essere contrario ai tagli alla sanità locale e di voler difendere il diritto alla salute. Bene, era ora. Per dimostrarlo, ha indetto una riunione urgente con i rappresentanti regionali del partito. Ma chi sono questi rappresentanti? Sempre la stessa persona, la stessa che governava la sanità laziale sotto Zingaretti, la stessa che frequentava gli uffici dell’ASL di Frosinone.
Un declino iniziato anni fa e peggiorato nel tempo
I tagli all’ospedale di Sora non sono una novità: sono iniziati con la giunta Polverini, sono stati aggravati sotto la gestione Zingaretti e oggi Rocca e Savo si limitano a prenderne atto senza risolvere nulla. Anzi, Savo arriva addirittura a negare i problemi, mentre la sanità locale continua a crollare sotto il peso dell’indifferenza politica.
Basta passerelle, il diritto di parola spetta ai cittadini
Riempire l’androne dell’ospedale con riunioni, fiaccolate e consigli straordinari non basta. Non servono le parole della politica, servono i fatti. E oggi, l’unico diritto di parola spetta ai malati, a chi soffre, a chi non ha il denaro per rivolgersi alla sanità privata. Per loro, la sanità pubblica è l’unica possibilità. Ma chi governa sembra averlo dimenticato.
