Sanità in affanno in Ciociaria: personale sanitario negli uffici mentre i reparti restano scoperti

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Una sanità che fatica a garantire l’essenziale, mentre risorse preziose vengono impiegate lontano dai reparti. È un quadro critico e per molti versi allarmante quello denunciato dalla UGL Salute Frosinone, che ha formalmente richiesto un’indagine ispettiva al Ministro della Salute, Orazio Schillaci, sulla gestione del personale all’interno della Asl di Frosinone.
Al centro della denuncia, firmata dalla segretaria provinciale Rosa Roccatani, c’è una questione tanto delicata quanto strutturale: circa 200 tra infermieri, tecnici sanitari e operatori socio-sanitari risulterebbero distaccati in funzioni amministrative, sottraendo forza lavoro ai reparti già in sofferenza cronica.
Una scelta organizzativa che, se confermata, solleva interrogativi non solo sull’efficienza del sistema, ma anche sulla coerenza delle priorità in una sanità pubblica che continua a denunciare carenze di organico. In un contesto in cui l’emergenza personale è ormai una costante, destinare figure sanitarie alla burocrazia appare una contraddizione difficilmente giustificabile.
“La sanità non può permettersi il lusso di sprecare competenze cliniche,” afferma Roccatani, che punta il dito contro una gestione definita “quantomeno discutibile”. Il nodo, tuttavia, non è solo numerico ma qualitativo: mentre i reparti operano “in trincea”, la sottrazione di personale rischia di compromettere la sicurezza delle cure.
I casi segnalati rafforzano la gravità del quadro. A Cassino, nel reparto di Cardiologia, un solo infermiere sarebbe in servizio durante la notte per gestire 12 posti letto telemetrati, senza supporto OSS. Una condizione che espone operatori e pazienti a rischi evidenti, soprattutto in situazioni di emergenza dove ogni secondo è determinante.
Analoga criticità emerge nella REMS di Ceccano, dove si registra carenza di tecnici della riabilitazione psichiatrica, mentre unità con le stesse competenze risultano assegnate ad altri incarichi. Nei pronto soccorso, in particolare a Cassino, il rapporto tra pazienti in attesa e personale disponibile appare squilibrato: decine di accessi fronteggiati da un numero esiguo di operatori socio-sanitari, spesso impegnati anche in mansioni logistiche.
Il punto più controverso riguarda però la destinazione di personale sanitario a compiti non strettamente assistenziali. Emblematico, secondo il sindacato, il caso di un’infermiera sottratta al pronto soccorso di Frosinone per attività di “revisione della letteratura” in ambito amministrativo. Una decisione che, oltre a suscitare perplessità, rischia di alimentare tensioni tra chi resta in corsia e chi viene distaccato.
La questione solleva un tema più ampio: quali sono i criteri che regolano queste assegnazioni? Esistono valutazioni trasparenti o si tratta di scelte discrezionali? In assenza di risposte chiare, il rischio è quello di minare la fiducia sia degli operatori sanitari sia dei cittadini.
La richiesta di ispezione ministeriale rappresenta dunque un passaggio cruciale. Non solo per accertare eventuali irregolarità, ma anche per ristabilire un principio fondamentale: le risorse sanitarie devono essere impiegate prioritariamente dove servono, cioè accanto ai pazienti.
In un sistema già sotto pressione, ogni scelta organizzativa pesa. E se da un lato è innegabile la necessità di una macchina amministrativa efficiente, dall’altro diventa difficile giustificare l’impiego massiccio di personale sanitario in ufficio mentre nei reparti si lavora in condizioni limite.
La vicenda della Asl di Frosinone rischia così di diventare il simbolo di una criticità più ampia, che riguarda l’intero sistema sanitario: il disequilibrio tra gestione e assistenza. Un equilibrio che, oggi più che mai, appare urgente ristabilire.

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