“Un aiuto a famiglie più deboli, un impegno di Governo, Parlamento e Alleanza contro #povertà“. Con queste parole, su Twitter, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha annunciato l’approvazione definitiva da parte del Consiglio dei Ministri del decreto legislativo che introduce il reddito di inclusione (Rei). La misura si rivolge a una platea di 400mila famiglie, pari a circa 1,8 milioni di persone. Il Rei sostituisce il Sia, sostegno all’inclusione attiva. L’importo dell’aiuto corrisponde al massimo a quello dell’assegno sociale per gli over 65 senza reddito, pari a 485 euro al mese. L’importo dipenderà dal numero dei componenti della famiglia e dalla situazione familiare e reddituale.
Di “nuova stagione per il nostro welfare” ha parlato il deputato del Partito Democratico Edoardo Patriarca, secondo cui il provvedimento rappresenta “non solo un assegno ma anche la presa in carica dei soggetti più deboli”. Per l’esponente del Pd, grazie al Rei l’Italia è uscita definitivamente “da quella piccola ‘pattuglia‘ di paesi che non ha uno strumento di lotta alla povertà. Stato, comuni e associazioni ora potranno collaborare più fattivamente per intervenire a favore delle fasce più deboli.
Poletti: “Nuovo approccio alle politiche sociali, il Rei non è una misura assistenzialistica”
Non si è fatta attendere la reazione del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti, che ha spiegato tutti i particolari del provvedimento, sottolineando che “per la prima volta il nostro Paese ha uno strumento permanente di contrasto alla povertà fondato sul sostegno al reddito e sull’inclusione sociale. Uno strumento che impegna tutte le istituzioni e le comunità locali a stare a fianco dei più deboli“. A sentire Poletti, il governo ha rispettato “l’impegno di rendere operativo l’esercizio della delega prima dei sei mesi previsti, per dare risposta quanto prima ai cittadini in difficoltà con uno strumento che abbiamo costruito attraverso un rapporto di dialogo e di positiva collaborazione con le associazioni rappresentate dall’Alleanza contro la povertà ed un confronto fattivo con il Parlamento“. “Il Rei – ha sottolineato Poletti – potrà essere richiesto a partire dal 1° dicembre ed è il segno di un nuovo approccio alle politichesociali, in quanto si fonda sul principio dell’inclusione attiva, ovvero sull’affiancamento al sussidio economico di misure di accompagnamento capaci di promuovere il reinserimento nella società e nel mondo del lavoro di coloro che ne sono esclusi. Insomma – ha aggiunto – non una misura assistenzialistica, un beneficio economico ‘passivo’, in quanto al nucleo familiare beneficiario è richiesto un impegno ad attivarsi, sulla base di un progetto personalizzato condiviso con i servizi territoriali, che accompagni il nucleo verso l’autonomia”.
Al Reddito di inclusione, attraverso le risorse del Fondo nazionale per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale e quelle derivanti dalla razionalizzazione degli strumenti esistenti di contrasto alla povertà, sono destinati 1 miliardo e 845 milioni di euro, incluse le risorse per rafforzare i servizi, a cui si aggiungono anche le risorse a carico del PON Inclusione (complessivamente 1 miliardo fino al 2022) per un totale di oltre 2 miliardi di eurol’anno dal 2019. “Il decreto approvato oggi – ha detto il titolare del Lavoro – rappresenta anche l’avvio della rete nazionale per l’inclusione e la protezione sociale come infrastruttura stabile per la collaborazione tra le istituzioni e le organizzazioni sociali, con l’obiettivo di analizzare gli elementi di criticità sociale e di favorire una collaborazione permanente tra tutti questi soggetti, indispensabile per costruire una risposta condivisa ed efficace a bisogni diversi ed in rapida evoluzione”. “Voglio infine ricordare – ha concluso il ministro – che il decreto legislativo prevede alcune rilevanti innovazioni: viene introdotta una importante semplificazione per i cittadini, che dal 1° settembre 2018 accederanno alla dichiarazione ISEE precompilata; si migliora la governance delle politiche sociali al fine di ridurre i divari territoriali e favorire l’integrazione tra i servizi; si istituisce ilSistema Informativo Unitario dei Servizi Sociali, per migliorare la programmazione, il monitoraggio e la valutazione delle politiche e rafforzare i controlli”.
Fonte ilfattoquotidiano
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