Provinciali Frosinone, Azione si chiama fuori: «Serve tornare al voto diretto dei cittadini»

carlo calenda

FROSINONE — Azione non parteciperà alla competizione elettorale per il rinnovo del Consiglio provinciale di Frosinone. La decisione è stata ufficializzata dalla federazione provinciale del partito guidato da Carlo Calenda, che motiva la scelta con una posizione politica netta: la necessità di tornare all’elezione diretta degli organi provinciali da parte dei cittadini.
Secondo i rappresentanti territoriali del movimento, l’attuale sistema — che prevede il voto di secondo livello riservato a sindaci e consiglieri comunali — limita la piena espressione democratica. «È necessario restituire ai cittadini il potere di scegliere — spiegano — perché il voto popolare è il sale della democrazia e non può essere sostituito dalle decisioni di pochi».
La presa di posizione non è soltanto di metodo, ma anche di merito. Azione sottolinea infatti come le Province continuino a esercitare competenze strategiche per la vita quotidiana dei territori: dalla gestione dell’edilizia scolastica alla manutenzione della viabilità, fino alle politiche ambientali. Funzioni che, secondo il partito, richiederebbero una legittimazione diretta e non indiretta.
«Le Province — evidenzia la federazione — mantengono un ruolo amministrativo e politico rilevante, fungendo da cerniera tra i Comuni e la Regione e rappresentando le istanze locali su scala vasta». Proprio per questo, la mancanza di un mandato elettorale diretto viene considerata un limite alla rappresentanza democratica e alla trasparenza delle scelte.
La non partecipazione alla tornata elettorale assume dunque il valore di una protesta politica e di una richiesta di riforma istituzionale. Azione chiede esplicitamente il ritorno alle urne aperte ai cittadini per l’elezione del presidente e del Consiglio provinciale, ritenendo che solo così si possa rafforzare la responsabilità degli amministratori verso il territorio.
In un contesto in cui le Province continuano a essere snodi fondamentali della governance locale, la decisione del partito di Calenda segna una posizione chiara nel dibattito sul futuro degli enti intermedi e sul rapporto tra rappresentanza e partecipazione democratica.

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