La Regione Lazio annuncia lo sblocco di 107,5 milioni di euro destinati al comparto agricolo, con l’obiettivo di finanziare altri 118 progetti e attivare ulteriori misure di sostegno per le imprese. Una cifra importante, certamente. Ma dietro la retorica della “pioggia di euro” resta una domanda inevitabile: perché le risorse arrivano solo dopo che aziende e agricoltori hanno dovuto attendere, affrontare procedure e convivere con l’incertezza?
L’intervento riguarda il programma di sviluppo rurale 2023-2027 e punta a sostenere investimenti, innovazione, crescita aziendale e valorizzazione delle produzioni. Nel complesso, secondo quanto riportato, sono previste risorse per consentire lo scorrimento delle graduatorie e dare risposta a numerosi progetti rimasti in attesa.
Ed è proprio qui che emerge il punto critico.
Per un’agricoltura che deve fare i conti con costi di produzione elevati, concorrenza internazionale, cambiamenti climatici e difficoltà economiche, i finanziamenti non possono essere considerati un regalo straordinario da celebrare quando finalmente vengono sbloccati. Sono strumenti necessari per permettere alle imprese di programmare, investire e restare sul mercato.
La Regione rivendica lo stanziamento come una svolta. Ma per gli agricoltori la vera svolta sarebbe poter contare su tempi certi, procedure più rapide e meno burocrazia, senza dover attendere per mesi o anni prima di sapere se un progetto potrà essere finanziato.
Insomma, bene i 107,5 milioni. Ma attenzione a trasformare un atto dovuto in una medaglia politica.
Perché gli agricoltori non hanno bisogno di annunci trionfalistici: hanno bisogno che i soldi arrivino davvero, quando servono. E soprattutto hanno bisogno di una Regione capace di programmare prima, invece di correre ai ripari dopo.
La vera sfida, adesso, sarà verificare quanto rapidamente queste risorse si tradurranno in investimenti concreti nelle aziende agricole del Lazio.
Pioggia di milioni sull’agricoltura, ma il Lazio arriva sempre dopo
