Sembra una vita, ma il sito italiano di Amazon è arrivato nel novembre 2010, otto anni e mezzo fa. La nazionale è da poco tornata con disonore dal mondiale sudafricano, Silvio Berlusconi guida il suo ultimo governo e Avatar frantuma i record d’incassi al cinema.Da allora, il gruppo di Jeff Bezos ha popolato il Paese non solo di pedine digitali, ma anche fisiche: centri di distribuzione e smistamento, sedi e data center. La società afferma di aver investito in tutto 1 miliardo e 600 milioni di euro, creando 5500 posti di lavoro.Amazon mette fisicamente piede in Italia nel 2011, inaugurando il centro di distribuzione di Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza. È il primo polo logistico: un gigante in provincia da 25mila metri quadri. Il primo, anche, ad aver visto uno sciopero generale dei suoi dipendenti iscritti ai sindacati, nel 2017 e in un giorno non certo come gli altri: il Black Friday, quando gli sconti fanno impennare le ordinazioni.Il secondo passo è del 2015, con un centro di distribuzione “urbano”, a Milano. Serve i clienti di Amazon Prime Now, con consegne veloci per gli abbonati. Se nel 2011 il gruppo pianta la sua prima bandierina, l’anno dell’espansione è il 2017. Aprono altri due centri di distribuzione: a Passo Cortese (in provincia di Rieti), con un investimento da 150 milioni, e a Vercelli, dove l’investimento è di 65 milioni.A pieno regime (cioè entro il 2020), Amazon prevede di creare 1200 posti nel sito laziale e 600 in quello piemontese. Obiettivo, spiega il gruppo: “Supportare ulteriormente il costante incremento della domanda dei clienti e gestire la rapida crescita dei prodotti disponibili sul catalogo”. Ci sono più cose da spedire a un numero maggiore di utenti. Il poker di Amazon è di questi giorni: il quarto centro di distribuzione di Torrazza Piemonte (in provincia di Torino) sarà operativo a partire dall’estate 2019: 150 milioni di investimento e 1200 posti di lavoro entro il 2022.Nei capannoni piemontesi arriverà la tecnologia di Amazon Robotics: gli articoli saranno mossi anche da pedane-robot. Somigliano a versioni extra-large di quegli aspirapolvere che si aggirano automaticamente a caccia di sporco. Secondo Il Messaggero, sarebbe ormai vicina la costruzione di quello che potrebbe essere il più grande centro di distribuzione italiano, a Colleferro, poco distante da Roma. Coprirebbe il centro Italia, ma sarebbe anche la porta verso il Sud. Il sito sarebbe infatti il più meridionale tra i grandi nodi, che oggi si fermano una settantina di chilometri più su, a Passo Cortese.Il sistema di distribuzione di Amazon funziona più o meno come quello circolatorio. Solo che al posto del sangue ci sono le consegne. Il cuore pompa nelle arterie e poi in canali sempre più piccoli e diffusi, i capillari. Se i centri di distribuzione sono il cuore, i depositi di smistamento sono le arterie. Amazon ne ha aperti a Castel San Giovanni (Bergamo), Origgio (Varese), Rogoredo (Milano) Crespellano (Bologna), Calenzano (Firenze), Vigonza (Padova), Pomezia (Rieti).L’accelerazione è raccontata dai cinque siti inaugurati nel solo 2018, a Buccinasco (Milano), Burago di Molgora (Monza Brianza), Roma Magliana, Brandizzo (Torino) e Casirate d’Adda (Bergamo). Il 3 aprile 2019, la società ha annunciato che aprirà un deposito ad Arzano, in provincia di Napoli, il primo investimento del gruppo nel Sud Italia: 13mila metri quadrati, 30 posti di lavoro nell’impianto e 150 nuovi autisti tra i fornitori che consegneranno i pacchi. Il Sole24Ore parla poi di altri tre “progetti in corso”: a Santarcangelo di Romagna, Spilamberto (Modena) e Castelguglielmo (Rovigo).Nel 2012, nello stesso anno in cui ha aperto il proprio centro di assistenza clienti a Cagliari, Amazon ha inaugurato i propri uffici di Milano. Ha traslocato nel 2017 nel quartiere di Porta Nuova, dove ospita 400 dipendenti. Dovrebbero diventare 1.100. A Torino c’è invece un centro di sviluppo per la ricerca sul riconoscimento vocale e la comprensione del linguaggio naturale. Ricerche che vengono utilizzate per migliorare l’assistente digitale Alexa.C’è poi il cloud, che rappresenta una parte ancora minoritaria del bilancio rispetto all’e-commerce, ma con potenzialità di crescita e redditività decisamente maggiori. Lo scorso novembre, il gruppo ha annunciato che aprirà un nuovo data center a Milano, nel 2020. L’Italia diventerà così una “regione” dell’infrastruttura cloud di Amazon Web Services (Aws), cioè uno dei nodi più importanti d’Europa. Le regioni in Europa oggi sono cinque: Francia (Parigi), Germania (Francoforte), Irlanda, Regno Unito (Londra) e Svezia (Stoccolma).Nel 2012, Aws ha lanciato un “Point of Presence” (cioè un punto di accesso alla propria rete) a Milano e nel 2017 ha fatto il bis a Palermo. Fino a ora però l’Italia è stata una “zona” (gerarchicamente inferiore alla “regione”), che sarà promossa tra circa un anno. Che cosa cambierà? Aziende e istituzioni che utilizzano Aws avranno un minore tempo di latenza, cioè una risposta più rapida. E potranno archiviare i propri dati in Italia.Amazon ha il portafoglio pieno. Non sorprende allora che investa per crescere. Una maggiore capillarità dell’infrastruttura serve a espandere l’attività, sia che si tratti di cloud che di e-commerce. “Siamo rimasti colpiti da come le aziende italiane abbiano finora investito su Aws- aveva spiegato Andy Jassy, ceo di Amazon Web Services, all’annuncio del nuovo data center – ma crediamo che una regione italiana renda ancor più semplice per le aziende e le organizzazioni governative reinventare ed evolvere le esperienze dei clienti e dei cittadini per molti decenni a venire”.Tradotto: l’infrastruttura è la base per intercettare i ritorni della digitalizzazione, che sarà spinta nei prossimi anni dal 5G. Per quanto riguarda l’e-commerce, una rete diffusa assicura consegne più rapide. E avere presidi fisici, fatti di mattoni, è decisivo. Anche perché, con il passare degli anni, il sistema circolatorio cambia. Amazon non ha ancora confermato di voler portare in Italia Go (i suoi supermercati senza casse), ma non è certo escluso che lo faccia.I Go non servono solo a vendere merce e sfumare la distinzione tra fisico e digitale. Potrebbero diventare i capillari della rete logistica, piccoli magazzini in centro città, punti di partenza di alcune consegne (rapidissime), luoghi dove ritirare il pacco o consegnare il reso. Non è una prospettiva immediata, ma nepppure fanta-commercio. Nel frattempo però Amazon s’irradia sul territorio italiani, anche verso sud (fino a ora territorio più sguarnito). Ma perché, negli ultimi due anni e mezzo, ha accelerato così tanto in Italia?Un segnale. Fino all’inizio dello scorso anno, a capo di Amazon in Italia e Spagna c’era un francese, Francois Nuyts. Al momento della successione, il gruppo ha scelto un’italiana, Mariangela Marseglia, in Amazon dal 2010. In un’intervista a Forbes di novembre, ha spiegato che “assolutamente sì”, gli investimenti in Italia continueranno. “Anzi, stanno accelerando, perché dobbiamo seguire la crescita del mercato locale e della penetrazione del digitale”.Ecco la risposta: Amazon vuole seguire (e cavalcare) la crescita digitale italiana. Il gruppo esplora i mercati con le maggiori potenzialità e si espande dove funziona. Per questo motivo sta alleggerendo il proprio e-commerce la Cina: meglio traslocare dove c’è più margine. L’Italia non è un mercato sterminato come l’India, ma ha caratteristiche singolari. Pur essendo un Paese del G7, è tra gli ultimi Stati Ocse per quota di popolazione che accede a internet, fa acquisti o vende online. Siamo più vicini a Grecia, Cile, Ungheria e Polonia che non a Francia, Germania o Regno Unito.Dal punto di vista digitale, l’Italia è quindi un Paese in via di sviluppo. In ritardo, ma – anche per questo – con grandi potenzialità di crescita. Lo conferma il rapporto di Casaleggio Associati “E-commerce in Italia 2019”: il giro d’affari generato dalle vendite online nel 2018 è stato di 41,5 miliardi di euro, il 18% in più rispetto all’anno precedente. Tutti buoni motivi, come ha spiegato Marseglia, per “seguire la crescita del mercato locale e della penetrazione del digitale”.
Foto e fonte Agi
