Palinsesti Rai, l’informazione cade come le foglie: tagli su Report e Presa Diretta

sigfrido ranucci REPORT

Di Augusto D’Ambrogio . 

“Sarà un palinsesto all’insegna dell’equilibrio tra tradizione e innovazione”, ha dichiarato il direttore dell’Intrattenimento Prime Time Rai, William Di Liberatore. Ma se questa è l’innovazione, l’unica tradizione che pare rispettata è quella dei tagli ai programmi di informazione.

Mentre ci si prepara alla presentazione ufficiale del palinsesto autunnale, in programma il 27 giugno a Napoli, le prime anticipazioni parlano chiaro: il servizio pubblico si ritira, ancora una volta, dalle sue responsabilità di approfondimento. Nella bozza di schedule letta giovedì, spiccano i tagli a due dei programmi simbolo della terza rete: Report, con quattro puntate in meno, e Presa Diretta, che ne perde due. E poco importa se entrambi superano stabilmente la soglia di share del 3% che era stata sbandierata come criterio per eventuali riduzioni.

Non finiscono qui i colpi di forbice: tra i programmi sacrificati ci sono anche Far West di Salvo Sottile, Agorà Weekend di Sara Mariani (a rischio chiusura), Rebus di Giorgio Zanchini e Il Fattore Umano di Raffaella Pusceddu e Luigi Montebello. Rinviati invece PetrolioXXI Secolo e il nuovo progetto di Giovanni Minoli. Tango e Generazione Z rimangono in bilico. La terza rete si svuota, si deforma, e con essa si affievolisce anche quella vocazione al racconto del reale che un tempo ne era cifra distintiva.

Intanto, sul fronte delle redazioni, si profila un’altra tempesta: l’accordo che prevede lo spostamento di 120 giornalisti dai programmi più strutturati alle testate regionali ha fatto scattare l’allarme in Usigrai, che denuncia l’ennesima compressione dell’autonomia editoriale sotto la bandiera, apparentemente innocua, della “razionalizzazione”.

E l’innovazione? Pochina. A parte uno o due speciali di Roberto Benigni su San Pietro, il ritorno del Processo del lunedì (con Marco Mazzocchi e Paola Ferrari), e Ciao Maschio con Nunzia De Girolamo, il resto è puro déjà vu. Da Domenica In (con Gabriele Corsi al fianco di Mara Venier, mentre Nek scompare) ai soliti titoli di prima serata — Ballando con le stelleTale e Quale ShowThe Voice Senior — la parola d’ordine sembra essere: confermare, non rischiare.

Sul versante fiction, Sandokan torna con il volto del turco Can Yaman, mentre per il cinema arrivano C’è ancora domani di Paola Cortellesi, Comandante di Edoardo De Angelis e una collezione restaurata di 60 corti di Stanlio & Ollio. Per Rai Cultura, confermati SapiensGeoQuante StorieKilimangiaro e il nuovo Allegro ma non troppo.

Infine, il tormentone: Barbara D’Urso sì, Barbara D’Urso no. Prima annunciata con una nuova Carramba, poi smentita, poi riapparsa tra le righe. Sembra uno di quei nomi che spuntano e scompaiono come segnali di fumo nei giochi politici tra correnti e veti incrociati. Tant’è che è dovuta intervenire persino la Lega per smentire ogni coinvolgimento: “Il ministro Salvini non si occupa di programmi tv”. Al momento.

Nel frattempo, la vera domanda resta: che spazio resta per l’informazione, quella vera, nel palinsesto della Rai?

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