Orso marsicano ucciso da un’infezione, ma ferito da pallini da caccia: si indaga

ORSO MORTO AD APRILE

Sono arrivati i risultati definitivi degli esami necroscopici sull’orso bruno marsicano ritrovato morto lo scorso aprile nei pressi di Forca Caruso, nel Comune di Ortona dei Marsi. A comunicarlo è stato ieri il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, che ha reso pubblici i dati conclusivi degli accertamenti condotti dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Teramo e dalla Clinica Veterinaria dell’Università di Teramo.

L’animale, un maschio adulto in buone condizioni nutrizionali, con un peso di 203 kg, è stato ritrovato il 15 aprile in avanzato stato di decomposizione. Le indagini condotte nelle settimane successive hanno cercato di fare chiarezza sulle cause del decesso, rivelando un quadro complesso ma, per alcuni aspetti, inequivocabile.

Nessuna traccia di veleno, investimento o colpi letali

I primi risultati avevano già escluso l’ipotesi dell’investimento: le radiografie total body non mostravano traumi compatibili con un impatto con veicoli. Le analisi tossicologiche hanno poi escluso anche l’avvelenamento: fegato e reni non presentavano residui di sostanze tossiche.

Un dato particolarmente rilevante, emerso durante la radiografia, è stata la scoperta di diversi pallini da caccia (di piccolo calibro, tipici dell’attività venatoria sull’avifauna) nel corpo dell’animale. Tuttavia, si è potuto stabilire che tali ferite non sono state causa della morte.

Le lesioni esterne riscontrate sulla carcassa erano invece compatibili con graffi, morsi e unghiate inferti da un altro orso. Un episodio di conflitto intraspecifico che, però, da solo non sembra aver determinato la morte dell’animale.

Una morte legata a un’infezione sistemica

L’elemento più rilevante emerso dagli accertamenti è la presenza di una **grave infezione sistemica di tipo setticemico**, ovvero una condizione in cui agenti infettivi, entrati nel flusso sanguigno, hanno causato una risposta infiammatoria generalizzata nell’organismo. Purtroppo, a causa dell’avanzato stato di decomposizione della carcassa – ritrovata almeno 48 ore dopo il decesso – non è stato possibile identificare con precisione il patogeno responsabile.

Il deterioramento dei tessuti ha infatti reso estremamente difficile, se non impossibile, ottenere risultati conclusivi dalle colture batteriologiche e dagli altri esami di laboratorio.

La conferma di una minaccia persistente: qualcuno continua a sparare agli orsi

Nonostante le fucilate non siano risultate letali, il ritrovamento di pallini da caccia nel corpo dell’orso rappresenta un ulteriore allarmante segnale. È infatti l’ennesima conferma di un fenomeno preoccupante: **qualcuno continua a sparare agli orsi marsicani**.

«Anche se non è questa la causa del decesso, il fatto che ci siano persone che si “divertono” a fare fuoco su questi animali è un elemento ricorrente ed estremamente grave» ha commentato l’Ente Parco nel suo comunicato.

Un caso che solleva interrogativi e richiama responsabilità

La morte di questo esemplare, appartenente a una sottospecie già fortemente minacciata (ne restano meno di 70 in natura), solleva nuovamente interrogativi sulla sicurezza dell’orso bruno marsicano e sulla necessità di rafforzare le misure di tutela, sorveglianza e sensibilizzazione.

Sebbene le cause esatte del decesso non siano pienamente identificabili, è evidente che la pressione antropica — diretta e indiretta — continua a rappresentare una minaccia seria per la sopravvivenza di questa specie simbolo del Parco e del patrimonio naturale italiano.

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Foto pagina Facebook Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

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