L’ultimo treno interregionale diretto a Napoli, che si ferma a Casalnuovo, è quello delle 21 e 36. È domenica sera. Raffaella è con due suoi amici, Fabiola e Guido. Sono andati alla stazione per accompagnare un’altra amica che deve tornare a casa in treno. Raffaella è scesa da poco. Abita al secondo piano di una palazzina gialla, in un cortile che si affaccia sulla via principale di Casalnuovo, al corso Umberto I. La stazione delle Ferrovie dello Stato è a due passi da casa sua. Una stazione che a volte è anche un luogo di ritrovo per ragazze e ragazzi. Ci vanno per chiacchierare, per passare il tempo stando un po’ insieme. In una delle immagini postate sul suo profilo Facebook qualche tempo fa, Raffaella si è fatta fotografare seduta sui binari del treno. Una sigaretta tra le labbra, i suoi magnifici occhi verdi che guardano verso l’obiettivo. Nella foto è seduta proprio lì: a qualche decina di metri dal tratto di binari dove una domenica sera di maggio troverà la morte, travolta da un convoglio dell’alta velocità, mentre lei, Fabiola e Guido stanno attraversando i binari, più o meno all’altezza del passaggio a livello con le sbarre abbassate. È una serata fresca, dopo una giornata di pioggia. Raffaella indossa un fuseau chiaro, una maglietta scura con paillettes e un giubbino nero. È sorridente, sembra contenta. Da qualche giorno non fa che parlare con entusiasmo del suo nuovo lavoro, al «Queen of Style» di Mondragone, un negozio di abbigliamento dove lei non fa solo la commessa. Le piace sistemare i vestiti in vetrina, «dirigere» il negozio quando la proprietaria non c’è. L’ultima immmagine che ha scelto per il suo profilo Facebook se l’è fatta scattare proprio nel negozio di abbigliamento. Ha un vestitino rosso e un cappellino dal quale piovono sulle spalle i suoi folti riccioli biondi. Quella prorompente criniera di capelli che l’hanno fatta soprannominare «la leonessa». Altre fotografie la mostrano sempre nel negozio, tra jeans e magliette. Lei sorride, con aria sicura.Raffaella Ascione, 20 anni non ancora compiuti. Era nata il 17 ottobre del 1996. Aveva frequentato la scuola fino alla terza media. Poi, il lavoro. «Si era sempre data da fare», racconta chi la conosceva. Una famiglia semplice. Lei e il fratello, due bravi ragazzi. Raffaella aveva lavorato come barista, come commessa. A Casalnuovo la conoscevano quasi tutti. La vedevano con quella sua capigliatura leonina, andare su e giù con il vassoio, a portare caffé e brioche. Poi, per lavorare, era dovuta andare a Napoli. Ci andava in treno. Partiva alle 7 del mattino e tornava alle dieci e mezzo di sera. Così guadagnava quelle centinaia di euro che poi portava alla mamma, invalida. Da Napoli era poi andata a lavorare a Mondragone, quando il «Queen of Style» aveva aperto un negozio in provincia. Un lavoratore, anche il fratello Giovanni, più grande di lei di qualche anno. Giovanni aveva lavorato in una azienda, che poi aveva chiuso e da un po’ di tempo lavora in un autolavaggio.
Foto e fonte Il Messaggero
