Avezzano – La Procura di Avezzano ha aperto un’inchiesta sulla morte di una donna di 75 anni, deceduta quindici giorni dopo essere rimasta per circa 48 ore su una barella nel Pronto soccorso dell’ospedale cittadino. La vicenda, avvenuta lo scorso giugno, è tornata al centro dell’attenzione pubblica dopo la denuncia del figlio, il giornalista Francesco Capozza, che ha segnalato presunte irregolarità nella gestione clinica della madre.
Il fascicolo è stato aperto a seguito dell’esposto depositato dall’uomo, determinato a ricostruire l’intera catena degli eventi che avrebbero preceduto il decesso. “Mia madre è morta per negligenza ospedaliera – afferma Capozza – e sono certo che la giustizia farà luce su quanto realmente accaduto nelle ultime 24 ore di vita. Andrò avanti senza paura, con l’unico obiettivo di arrivare alla verità sulla morte di una donna che stava bene fino al giorno prima della sua inspiegabile e inaccettabile fine”.
La denuncia e le presunte anomalie
Secondo quanto riportato dal giornalista, la madre sarebbe rimasta non 36 ore, come dichiarato dal primario del reparto di Geriatria, ma ben 72 ore complessive fra il Pronto soccorso di Avezzano e il successivo trasferimento nel reparto geriatrico dell’ospedale SS Filippo e Nicola. Un dato che, sostiene il figlio, emergerebbe dalla documentazione clinica già acquisita.
“Abbiamo avuto accesso alla cartella clinica relativa alla degenza in Pronto soccorso e a quella del reparto geriatrico” – spiega – “e nelle prime analisi abbiamo già riscontrato diverse anomalie. Saranno il medico legale che abbiamo nominato e i periti incaricati dal pubblico ministero a chiarire le evidenti discrepanze tra quanto asserito dal primario, che ho denunciato anche per le sue successive dichiarazioni, e la realtà dei fatti”.
Un caso che riaccende il dibattito sulla sanità abruzzese
La vicenda ha riportato all’attenzione il tema, particolarmente sentito in Abruzzo, dello stato dei servizi sanitari e delle condizioni dei Pronto soccorso, spesso sovraffollati.
Capozza sottolinea che la sua non è solo una battaglia personale, ma un impegno “per tutte le persone che, come lei, sono vittime di malasanità”. E aggiunge: “In Abruzzo la situazione della sanità è drammatica. Se questa battaglia potrà risvegliare le coscienze, anche a livello politico regionale, allora avrò fatto la cosa giusta”.
Indagini in corso
La Procura sta ora valutando la documentazione acquisita e procederà con ulteriori accertamenti, tra cui una consulenza medico-legale per ricostruire le ultime ore della paziente. Solo al termine delle verifiche sarà possibile stabilire eventuali responsabilità.
Il caso continua quindi ad alimentare un forte dibattito pubblico, mentre la famiglia attende risposte su una morte che definisce “ingiusta e evitabile”.
Muore dopo 48 ore in barella: aperta un’inchiesta. Il figlio denuncia “negligenza ospedaliera”
