Morto il base jumper Uli Emanuele. Ultimo volo con tuta alare in Svizzera Quando diceva: «Non sono matto»

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Della morte Uli Emanuele non amava parlare. Perché le cronache dello sport che aveva scelto per vivere — il base jumping con la tuta alare — ne sono sempre piene. E alla fine anche lui è morto così. Schiantandosi su una roccia a Lauterbrunnen in Svizzera, nell’ennesimo tentativo di sorprendere il mondo, e se stesso, con un nuovo, spericolato, salto. Altoatesino, 30 anni, era uno dei base jumper più noti nel nostro Paese. In curriculum aveva oltre 2.000 salti. Quando lo abbiamo incontrato era fine gennaio. Ci era venuto a prendere alla stazione di Verona con il suo pick up rosso. E insieme eravamo saliti fino alla cima del Brento, in Trentino. Un punto spettacolare che si affaccia sulla valle del Sarca. «E uno de più sicuri per chi ama saltare», ci aveva detto, prima di buttarsi nel vuoto con la tuta alare: uno speciale abitino dai colori scintillanti che fa sembrare chi lo indossa simile a un gigantesco scoiattolo volante. E, di fatto, permette chi lo indossa di «volare».E forse sicuro quel punto di cui parlava lo era davvero, se confrontato all’impresa più famosa di Uli. Dentro un buco largo appena 2,28 metri, all’interno di una roccia nelle alpi svizzere. Uli ci è passato attraverso a 170 km all’ora e quel video aveva fatto il giro del mondo.

Foto e fonte Cor. Sera

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