Di Augusto D’Ambrogio – Dimartedì, il giornalista Antonio Padellaro lancia una stoccata alla Premier: il controllo della comunicazione sostituisce il confronto?
Durante l’ultima puntata di Dimartedì, Antonio Padellaro, ospite di Giovanni Floris, ha offerto una riflessione pungente sul rapporto tra Giorgia Meloni e la stampa: “Meloni non ama le domande dei giornalisti, ama i microfoni però”. Una battuta affilata che dice molto più di quanto sembri. In poche parole, Padellaro ha sintetizzato un problema che si fa sempre più evidente nella comunicazione politica italiana: l’ossessione per il monologo, a scapito del dialogo.
In un’epoca in cui l’accesso diretto all’opinione pubblica attraverso i social o conferenze stampa pilotate consente ai leader di aggirare il contraddittorio, la critica di Padellaro mette a nudo un modello di potere che non tollera l’interrogazione, ma cerca soltanto l’amplificazione. Meloni – come altri leader contemporanei – sembra prediligere i palcoscenici dove può dettare la narrazione, evitando i fastidi di un vero confronto giornalistico.
Ma cosa significa questo per il ruolo dell’informazione in democrazia? È ancora possibile parlare di trasparenza quando le domande vengono eluse, e i microfoni servono solo a trasmettere messaggi unidirezionali?
