Malasanità, Liste d’attesa il “bluff” delle ricette invalidate: pazienti costretti a ricominciare da capo dopo oltre un anno di attesa

francesco rocca 2

Le liste d’attesa nella sanità pubblica continuano ad allungarsi, fino a generare una distorsione paradossale: ricette mediche prescritte regolarmente, prenotate e rimaste in sospeso per mesi, vengono invalidate e rifatte da capo. Un meccanismo che finisce per “ripulire” artificialmente i dati statistici, cancellando il tempo reale di attesa dei pazienti.
Un bluff, lo definiscono in molti. Solo che qui non si gioca a poker, ma con la salute delle persone.
Il fatto
Nel registro ufficiale della Regione Lazio, con protocollo U1202497 del 5 dicembre 2025, è stata inserita una comunicazione della Direzione Regionale Salute e Integrazione Sociosanitaria. Una circolare inviata non solo ai dirigenti regionali Penna e Spada e. Liri TV, ma anche a tutti i direttori generali delle Asl del Lazio, alle Aziende ospedaliere, agli IRCCS, ai Policlinici universitari, alle associazioni di categoria e a Lazio Crea.
L’oggetto è l’applicazione, anche nel Lazio, del Decreto Ministeriale del 25 novembre 2024, che riguarda le prescrizioni sanitarie emesse entro il 29 dicembre 2024.
Il passaggio più rilevante della comunicazione è cristallino:
“Le ricette prescritte prima del 29 dicembre 2024, già prenotate e non ancora erogate, potranno essere fruite esclusivamente entro il 29 dicembre 2025. Dopo tale data, le ricette verranno invalidate a livello centrale…”.
Cosa significa per i pazienti
In pratica, un cittadino va dal medico, ottiene la ricetta, prenota la visita o l’esame diagnostico e aspetta. Aspetta mesi, spesso più di un anno. Ma quando finalmente arriva il giorno dell’appuntamento, la sua ricetta è… scaduta.
A quel punto lo specialista – che non conosce la storia clinica del paziente né il motivo della prescrizione originale – deve rifare una nuova ricetta sul momento.
Ed è qui che nasce il problema più grave.
La cancellazione dei tempi reali di attesa
La vecchia ricetta, con la sua data e soprattutto con il suo tempo di attesa, sparisce completamente.
Non viene conteggiata. Non esiste più nei sistemi regionali e nazionali.
È come se quel paziente fosse stato visitato subito, nello stesso giorno della prescrizione.
Nei database ufficiali, infatti, risultano solo i dati della nuova ricetta, con una data recente e senza più traccia dell’attesa effettiva, spesso di molti mesi.
Un artificio statistico che permette a governi regionali e nazionale di dichiarare una riduzione delle liste d’attesa. Ma che, nella vita reale, non cambia nulla per chi non può permettersi la sanità privata e continua a subire ritardi interminabili.Il paradosso del sistema Di fatto, invece di risolvere il problema, si strappano le ricette rimaste in sospeso e si ricomincia da capo. Il risultato è una fotografia distorta della realtà: sulla carta le attese diminuiscono, per la popolazione restano interminabili.
Per chi amministra, un dato positivo da esibire. Per i cittadini, soprattutto i più fragili, un raggiro che pesa sulla pelle di chi ha bisogno di cure.

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