Si è aperta alle 9, nell’aula Vittorio Occorsio, la più grande del tribunale romano di piazzale Clodio, il maxi processo al cosiddetto «mondo di mezzo», la presunta organizzazione facente capo all’ex nar Massimo Carminati che secondo gli inquirenti avrebbe per anni condizionato la gestione di appalti e risorse nella Capitale.
I NOMI E LE ACCUSE
Quarantasei gli imputati alla sbarra tra i quali, oltre a Carminati e Salvatore Buzzi, l’imprenditore delle cooperative considerato il braccio economico dell’organizzazione, figurano ex amministratori locali di diversi schieramenti politici (l’ex capogruppo Pdl in Regione Lazio Luca Gramazio, l’ex presidente dell’Assemblea capitolina, Mirko Coratti, l’ex presidente del municipio di Ostia Andrea Tassone e gli ex consiglieri comunali Pierpaolo Pedetti del Pd, e Giordano Tredicine del Pdl), ex dipendenti pubblici e dirigenti di aziende municipalizzate come Giovanni Fiscon e Franco Panzironi in passato ai vertici dell’azienda romana dei rifiuti (Ama) rispettivamente come direttore generale e amministratore delegato. Le accuse delle quali rispondono gli imputati vanno, a seconda delle posizioni, dalla corruzione, alla turbativa d’asta, dall’usura, all’associazione mafiosa.
IL CALENDARIO
Centotrentasei le udienze già fissate prima dell’estate, con una media di tre o quattro appuntamenti settimanali. Dalla seconda udienza, la prossima settimana, il processo si svolgerà nell’aula bunker di Rebibbia. Durante il dibattimento verrà sviscerata un’indagine che contiene migliaia di intercettazioni telefoniche e ambientali, con centinaia di persone chiamate a testimoniare da accusa e difese. Sono oltre settanta le testate giornalistiche, italiane e straniere, accreditate per seguire il dibattimento e un’ottantina gli accrediti per telecamere e fotografi. Una quindicina di detenuti, imputati nel processo, sono stati trasferiti nelle ultime ore da varie carceri italiane a Rebibbia, come disposto nei giorni scorsi dalla Decima sezione penale del Tribunale di Roma. La decisione è stata presa per permettere agli imputati di essere presenti alle udienze.
CARMINATI E BUZZI
Non potranno invece seguire fisicamente il processo Massimo Carminati, detenuto in regime di 41 bis presso il carcere di Parma, Salvatore Buzzi, detenuto a Tolmezzo, in provincia di Udine; e Riccardo Brugia, sodale di Carminati e presunto custode delle armi del gruppo criminale – mai trovate da chi indaga – in carcere a Terni. «Farò parlare Carminati, stavolta è intenzionato a difendersi in modo diverso dal solito perché vuole chiarire un sacco di cose e credetemi… lo farà sicuramente», annuncia intanto l’avvocato difensore del “Nero”. Annuncia invece una nuova richiesta di patteggiamento il legale di Buzzi, secondo cui il processo “a distanza” per l’imputato che non potrà essere in aula è «una grave lesione del diritto di difesa, perché non potrà partecipare e rendere dichiarazioni spontanee con la tempestività riservata agli altri imputati». Quanto alle accuse di mafia, secondo Diddi, «a Roma la mafia non esiste. C’è un cattivo, cattivissmo costume, ma non la mafia».
ROMA PARTE CIVILE
Oggi, come già nelle prime udienze dei riti abbreviati, Comune di Roma e Regione Lazio si costituiranno parti civili contro il «mondo di mezzo». Oltre alle due amministrazioni, a chiedere i danni ci saranno l’azienda romana dei rifiuti (Ama) e tante associazioni: da Libera, a Cittadinanzattiva, alla Antonino Caponnetto.
Fonte La Stampa
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