Di fronte a una crisi umanitaria senza precedenti, la popolazione di Gaza continua a pagare il prezzo più alto.
Striscia di Gaza, – In un contesto già segnato da mesi di bombardamenti, sfollamenti forzati e interruzioni sistematiche degli aiuti umanitari, si è verificata ieri una nuova escalation della crisi: migliaia di palestinesi hanno preso d’assalto un centro di distribuzione gestito da operatori americani nella zona sud di Rafah. L’episodio, che ha portato alla fuga dello staff e alla distruzione del sito, evidenzia la disperazione crescente tra la popolazione, da oltre 90 giorni priva di accesso continuativo a generi alimentari di base.
La distribuzione degli aiuti, oggi affidata a soggetti privati sostenuti dagli Stati Uniti dopo l’esclusione degli enti Onu, è divenuta uno dei nodi più controversi della gestione del conflitto. Secondo fonti locali, i pacchi distribuiti ieri coprivano il fabbisogno di appena 2.500 persone, lasciando migliaia di altri civili senza supporto.
A complicare ulteriormente il quadro, la notizia – diffusa dal Ministero della Difesa israeliano – dell’arrivo dell’ottocentesimo carico militare statunitense dall’inizio del conflitto ha sollevato polemiche sul contrasto tra l’aiuto umanitario e quello militare fornito alla regione.
Nel frattempo, tremila camion carichi di aiuti giacciono bloccati ai valichi in Giordania ed Egitto, mentre cresce la pressione internazionale per l’apertura di corridoi umanitari sicuri e per il ripristino del ruolo delle agenzie internazionali.
