DI AUGUSTO D’AMBROGIO.
Ondata di protesta per la Palestina:
solidarietà in marcia: l’Italia scende in piazza per Gaza.
Oggi, 22 settembre, l’Italia ha scelto di fermarsi. Non solo per protestare, ma per gridare con forza che non si può restare indifferenti davanti al dolore. Lo sciopero generale proclamato dai sindacati di base è diventato molto più di una rivendicazione sindacale: è un atto di solidarietà, un abbraccio collettivo alla Palestina, un segnale di umanità che attraversa il Paese da nord a sud.
Le strade si sono riempite di bandiere, cartelli, voci. A Roma, Milano, Palermo, Genova, Torino, Napoli e in decine di altre città, migliaia di persone hanno alzato lo sguardo e la voce per dire basta al massacro, basta alle armi, basta al silenzio.
Non si tratta solo di politica o di appartenenza: oggi, nelle piazze, c’erano studenti, insegnanti, lavoratori, famiglie, gente comune che sente l’urgenza di schierarsi dalla parte della vita.
Dalle scuole ai porti: un coro che chiede giustizia
Lo sciopero ha toccato ogni settore: dai trasporti alle scuole, dai porti ai servizi pubblici. A Genova, i portuali hanno bloccato i varchi per impedire il passaggio delle merci destinate alla guerra. Nelle scuole, studenti e insegnanti hanno sospeso le lezioni per riempire le piazze. Nei trasporti, linee interrotte e servizi ridotti hanno reso visibile la portata della protesta.
Ovunque, la stessa parola d’ordine: fermare il genocidio, fermare l’indifferenza.
Una mobilitazione che parla al mondo
Le manifestazioni di oggi non sono solo italiane: fanno parte di una mobilitazione internazionale che chiede il cessate il fuoco, la fine delle forniture di armi e il rispetto dei diritti umani. L’Italia, con i suoi cortei colorati e rumorosi, ha voluto dire al mondo che la pace non è un’utopia, ma una scelta che si può e si deve fare.
Voci dalle piazze
C’è chi ha portato una foto, chi un drappo con i colori della Palestina, chi solo la propria voce. Una studentessa, in piazza a Milano, ha detto al megafono: “Non possiamo fare finta di niente. Ogni bomba che cade a Gaza cade anche sul nostro futuro.”
Un portuale di Genova ha aggiunto: “Il nostro lavoro non può essere complice di chi alimenta la guerra. Oggi siamo qui per scegliere la vita.”
Un Paese che ricorda la sua coscienza
Oggi l’Italia ha mostrato la sua parte migliore: quella che non si arrende all’indifferenza, che sa trasformare il dolore in resistenza, che mette la dignità umana davanti a tutto. Le piazze sono diventate un luogo di memoria, di lotta e di speranza.
La protesta finirà stasera, i cortei torneranno a casa, i porti e le scuole riprenderanno le loro attività. Ma il messaggio rimarrà chiaro: non ci sarà pace per nessuno finché non ci sarà pace per Gaza.
