Liste d’attesa, D’Amato attacca Rocca: “Sulle ricette un bluff che penalizza i pazienti”

d'amato rocca

Nuovo affondo sulle politiche sanitarie della Regione Lazio. Il consigliere regionale di Azione, Alessio D’Amato, accusa il presidente Francesco Rocca di non fare chiarezza su un nodo cruciale del sistema delle prenotazioni sanitarie: cosa accade quando una ricetta scade prima che il cittadino riesca a ottenere una prestazione nei tempi previsti dalle norme nazionali per le classi di priorità.
Secondo D’Amato, la risposta dell’amministrazione regionale sarebbe tutt’altro che rassicurante. «Il presidente Rocca continua a non spiegare cosa succede in questi casi – afferma il consigliere –. La verità è che la responsabilità viene scaricata sui pazienti, che non riescono a ottenere dal sistema una prenotazione appropriata». Una situazione che, denuncia, costringe i cittadini a tornare dal medico di famiglia per una nuova prescrizione o, in alternativa, a rivolgersi al privato, pagando di tasca propria.
Nel mirino di Azione finisce in particolare la nuova disciplina sulla validità delle ricette. Per D’Amato, dietro la riforma si nasconderebbe un espediente più che una soluzione strutturale. «Si tratta di un bluff – attacca –: si riduce la validità delle ricette, non le liste d’attesa». Il meccanismo, spiega, avrebbe l’effetto di espellere dal sistema chi non riesce a prenotare in tempo, facendo apparire le liste più corte solo formalmente. «Le liste vengono “ripulite” sulla carta, ma il problema resta tutto sulle spalle dei cittadini».
Il consigliere regionale sottolinea inoltre come il Lazio rappresenti un unicum a livello nazionale. «È l’unica Regione ad adottare questo metodo – evidenzia – e il risultato è un caos totale: il cittadino si trova a dover fare i conti con ben sei scadenze diverse». Un sistema che, anziché semplificare l’accesso alle cure, rischia di aumentare confusione e disuguaglianze.
La denuncia di D’Amato riaccende così il dibattito sulle liste d’attesa e sulla tenuta del servizio sanitario regionale, ponendo l’accento su una questione centrale: se le misure adottate servano davvero a garantire i diritti dei pazienti o se, al contrario, finiscano per aggirare il problema senza risolverlo.

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