Lavoro, l’allarme del vescovo Antonazzo: “Disoccupazione e licenziamenti sono una piaga sociale

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DI AUGUSTO D’AMBROGIO.
Il valore del lavoro torna con forza al centro del dibattito pubblico e sociale. A rilanciare il tema è stato il vescovo della diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, Gerardo Antonazzo, che ha richiamato l’attenzione sulle implicazioni morali e sociali della crisi occupazionale che attraversa il territorio.
Secondo il presule, la Chiesa ha sempre riconosciuto al lavoro un valore che va ben oltre la dimensione economica. «Il lavoro – ha sottolineato – non è soltanto legato alla produzione di reddito, ma rappresenta il compimento della vocazione dell’uomo, chiamato a essere artefice del creato e collaboratore dell’opera di Dio».
Da qui l’attenzione alle conseguenze sociali della disoccupazione. La perdita del lavoro, insieme ai licenziamenti, viene indicata come «una vera piaga sociale, una calamità» che colpisce non soltanto i singoli ma l’intero tessuto delle comunità. Per questo, ha spiegato il vescovo, la piena occupazione deve essere considerata un obiettivo imprescindibile di ogni sistema economico, orientato alla giustizia e al bene comune.
Nel suo intervento Antonazzo ha inoltre richiamato il concetto di responsabilità condivisa. Non solo quella del datore di lavoro diretto, ma anche di quello “indiretto”: istituzioni, soggetti economici e organismi che, a livello nazionale e internazionale, sono in grado di orientare le politiche del lavoro e dell’economia.
Il riferimento è inevitabilmente caduto sulla situazione industriale di Cassino, indicata come un caso emblematico. «Cassino oggi è una battaglia simbolica ma anche concreta – ha evidenziato – simbolica perché mostra il fallimento di una transizione priva di un vero governo industriale; concreta perché qui si decide il destino di migliaia di lavoratori e di centinaia di famiglie».
Difendere il polo produttivo del territorio, ha concluso il vescovo, significa difendere molto più di uno stabilimento: «Vuol dire salvaguardare un’idea di politica industriale che rimetta al centro la persona, il lavoro, la manifattura e la coesione sociale. Su questo non servono più rinvii: servono scelte immediate».

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