La vita difficile e il cuore grande di Stelian: il racconto della Comunità di Sant’Egidio

Screenshot_2026-01-03-11-33-29-842_com.facebook.katana-edit

La Comunità di Sant’Egidio Tuscolano ha condiviso la triste notizia della morte di Stelian, un giovane uomo di origini romene che per molti anni ha vissuto in strada nei pressi di piazza del Quadraretto, a Roma. Un volto conosciuto e amato dai volontari, che nel tempo erano diventati per lui una presenza discreta, amica, familiare.
Stelian era un ragazzo affettuoso, sorridente, dalla gentilezza sorprendente. Accoglieva sempre con gratitudine le visite dei volontari, ma chiedeva poco per sé. Quando nevicò a Roma, raccontano, rifiutò persino altre coperte: «Ne ho tante, sto bene», disse. E quando gli fu offerta una borsa per tenere le sue cose, rispose con semplicità che gli sarebbe stato più utile un rotolo di bustoni da un euro. Quei sacchi neri li utilizzava per raccogliere le foglie sotto i platani della piazza: teneva al luogo in cui dormiva, lo curava, lo custodiva.
Dietro quel sorriso, però, abitava una storia segnata dal dolore. Da bambino aveva vissuto in casa famiglia, poi un’adozione che non si era mai conclusa. Parlava raramente di quel passato, e quando lo faceva la sua voce si faceva più scura: «Sono loro che mi sono venuti a cercare… perché l’hanno fatto, se poi non mi volevano?». Non voleva accusare nessuno, né aggiungere amarezza. Preferiva cambiare discorso, tornare al presente, tornare al sorriso.
In più di un’occasione Stelian aveva riconosciuto nella Comunità un porto sicuro. Durante un’emergenza freddo arrivò a dire, commosso: «Voi mi avete salvato la vita. Hanno buttato via il mio sacco con le coperte… se non venivate voi sarei morto. Vi ha mandato il Signore, siete degli angeli». In un altro inverno fu ospitato in una delle prime esperienze di accoglienza della zona Est, presso la sede dei Giovani del PD in via La Spezia 79. Si fidava di loro: «I centri di accoglienza non mi piacciono, sono pericolosi. Ma se lo organizzate voi, mi fido».
Negli ultimi tempi si era spostato in un’altra zona della città ed era seguito dal gruppo della Comunità che opera a Torpignattara. È morto di notte, nei giorni di Natale. Da solo — almeno in apparenza. In realtà, scrive la Comunità, non lo è mai stato: lo hanno cercato, accompagnato, salutato fino alla fine. E nella fede, lo immaginano ora «bambino nel Regno dei cieli, in braccio a Gesù, come nel mosaico di Santa Maria in Trastevere. Questa volta non sarà abbandonato».
Nel 2019 Stelian aveva rilasciato una breve intervista in cui parlava dei suoi desideri più semplici e profondi: lavorare, avere una casa, una vita dignitosa. Il suo ricordo diventa oggi un impegno rinnovato per la Comunità: continuare a essere famiglia per chi vive in strada, cercare casa, lavoro, relazioni, percorsi di dignità.
Perché il sorriso di Stelian — fragile e tenace — continua a parlare alla città, ricordando che nessuno dovrebbe essere lasciato solo.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *