La tv fa il consenso politico, detta l’agenda e parla a tutti. I social seguono

conte

Dall’avvio dell’emergenza Coronavirus si è molto dibattuto dell’utilizzo (a volte anche improprio o eccessivo) dei social da parte dei politici per la gestione della comunicazione. L’uso intenso e sicuramente proficuo delle nuove tecnologie si può misurare facilmente prendendo come punto di riferimento i leader che hanno avuto una esposizione mediatica maggiore in questo periodo. E’ il caso, per fare l’esempio più lampante, di Giuseppe Conte. Dall’inizio della pandemia il presidente del Consiglio ha triplicato i propri fan su Facebook (3 milioni) e Instagram (1,5 milioni) e raddoppiato quelli su Twitter. E’ sicuramente vero che sui social l’interazione è diretta e la capacità di profilazione delle piattaforme consente di adattare e personalizzare i messaggi, ma ne sono evidenti anche i limiti.I social sono un universo frammentato, ogni piattaforma si caratterizza per specificità di linguaggio, profilo socio-demografico dell’utilizzatore, prevalenza dei temi trattati. E, soprattutto, come ormai provato da molteplici evidenze, su temi sensibili generano un effetto polarizzazione creando delle comunità autoreferenziali (le cosiddette echo chamber). E’ proprio la profilazione, infatti, a fare in modo che i messaggi arrivino e vengano scambiati tra gruppi di persone affini dal punto di vista psicografico e, quindi, solo ad una determinata tipologia di utilizzatori. Se da un lato si rinforzano orientamenti (e spesso pregiudizi) politici alla fine si rischia di parlare sempre agli stessi arrivando presto a saturazione rispetto alla possibilità di raggiungere e convincere platee più ampie di persone.   ADNKRONOS

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