La “Fossa” del Leone. L’altra faccia degli USA nel pontificato di Leone XIV

Leone XIV

Di  Augusto D’Ambrogio .
È Leone XIV il nome scelto dal cardinale statunitense Robert Francis Prevost, eletto Papa in uno dei conclavi più rapidi della storia recente. Un nome denso di significato: l’ultimo a portarlo fu Leone XIII, al secolo Gioacchino Pecci, autore nel 1891 della Rerum Novarum, la prima enciclica sociale della Chiesa. Un richiamo che suona come una dichiarazione d’intenti.
«La pace sia con tutti voi»: queste le prime parole pronunciate dal nuovo Papa affacciandosi dalla loggia di San Pietro. Un’esortazione che non è solo saluto liturgico, ma programmatica visione pastorale. «Una pace disarmata e disarmante, umile e perseverante», ha aggiunto leggendo un testo preparato. Una scelta controcorrente rispetto ai predecessori recenti – da Giovanni Paolo II a Francesco – che avevano parlato a braccio. Emozionato, ma fermo nel messaggio.
Il riferimento alla pace è stato ripreso anche nel messaggio di auguri del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella. Tra i primi a congratularsi anche Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky, segno della centralità globale del nuovo Pontefice.
Ma è l’identità di Leone XIV a suscitare riflessioni: primo Papa statunitense della storia, ma “il meno americano” dei cardinali americani. Vent’anni in America Latina, Vescovo in Perù, poi richiamato a Roma nel 2023 da Papa Francesco come Prefetto del Dicastero per i Vescovi. Non è un caso che, nella sua prima benedizione, abbia salutato i fedeli in spagnolo – in particolare i peruviani – ma non in inglese. Un dettaglio, ma non secondario.
Conosciuto per le sue posizioni conservatrici in ambito dottrinale, Leone XIV si è però mostrato critico nei confronti della politica migratoria del vice presidente USA, J.D. Vance, condannando i progetti di deportazione con parole dure. In un’intervista passata, aveva citato Sant’Agostino: «Una legge ingiusta non è una legge», lasciando intendere una distanza netta da certe derive della politica statunitense.
A colpire è anche la scelta dei paramenti: tradizionali, gli stessi di Benedetto XVI, in contrasto con la sobrietà bianca con cui si presentò Papa Francesco. Scelte liturgiche, certo, ma anche simboli di un’identità che si delinea a cavallo tra conservazione e impegno sociale, tra la “fossa” dei leoni della politica americana e il richiamo evangelico a un pastore pronto a dare la vita per il suo gregge.

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