Isola del Liri – Piena del Liri, la verità smentisce Righini: promesse a monte, disagi a valle

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DI AUGUSTO D’AMBROGIO.
Ancora una volta, di fronte all’emergenza idrogeologica che ha colpito Isola del Liri, il racconto politico sembra allontanarsi pericolosamente dalla realtà vissuta dal territorio. Le dichiarazioni dell’assessore regionale Giancarlo Righini, tese a rassicurare sull’efficacia degli interventi messi in campo per scongiurare la piena del fiume Liri, appaiono quantomeno superficiali e, secondo molti addetti ai lavori, basate su informazioni parziali o mal interpretate.
La piena, va detto con chiarezza, non è stata affatto scongiurata. Il fiume ha raggiunto livelli di super portata, quelli che a Isola del Liri si conoscono bene. In queste condizioni, la forza dell’acqua non conosce compromessi né slogan: non esistono interventi tampone capaci di contenere un evento strutturalmente prevedibile e ciclico.
A destare ulteriore preoccupazione è la notizia – sempre più insistente – di un possibile danneggiamento a una delle arcate del Ponte Napoli. Un’infrastruttura strategica che, se confermata la necessità di una chiusura temporanea per la messa in sicurezza, rischia di aggravare una viabilità già fortemente compromessa. Una città che da anni paga le conseguenze di scelte amministrative discutibili non può permettersi nuovi blocchi, né ritardi negli interventi di riparazione.
Il nodo centrale, tuttavia, resta uno e viene sistematicamente eluso: la messa in sicurezza definitiva di Isola del Liri non passa dall’invaso di Tremoletto, più volte evocato come soluzione salvifica, bensì dal completamento del canale scolmatore. È questa l’unica opera realmente in grado di ridurre il rischio idraulico in modo strutturale. Tutto il resto appartiene alla categoria degli interventi parziali, utili forse alla comunicazione politica, ma inefficaci di fronte alla realtà idraulica del fiume.
Colpisce, infine, la distanza che emerge tra chi amministra e chi vive quotidianamente il territorio. Isola del Liri non ha bisogno di rassicurazioni dall’alto, ma di conoscenza reale del contesto, ascolto delle competenze locali e decisioni concrete. Perché la storia recente insegna che il fiume non perdona improvvisazioni e che ogni piena non è una sorpresa, ma il risultato di scelte rimandate troppo a lungo.
La sicurezza di una comunità non può essere affidata a narrazioni ottimistiche. Servono responsabilità, opere completate e, soprattutto, la consapevolezza che la natura non si governa con i comunicati, ma con la competenza e il coraggio delle scelte giuste.

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