Isola del Liri, il declino non è un merito: quando il conto della politica arriva alla città

Di Augusto D’Ambrogio

C’è un paradosso che a Isola del Liri rischia di diventare normalità: raccontare il declino come se fosse un risultato, quasi un titolo di merito da rivendicare. Ma il declino di una città non è mai un successo. È, semmai, la misura di ciò che non ha funzionato, delle occasioni perse, delle scelte sbagliate o non fatte.
La classe politica che ha guidato Isola del Liri negli ultimi anni è chiamata oggi a fare i conti con ciò che ha prodotto. E il bilancio, al netto degli slogan e delle autocelebrazioni, parla chiaro. Una città che fatica a ritrovare una visione, un tessuto economico indebolito, servizi che non tengono il passo con le esigenze dei cittadini, un senso diffuso di arretramento che non può essere liquidato come pessimismo o disfattismo.
Per questo è legittimo dirlo senza infingimenti: chi ha amministrato in questo contesto non merita promozioni, né avanzamenti, né nuovi livelli di potere. Il merito non si proclama, non si costruisce con le parole o con le narrazioni accomodanti. Il merito si dimostra con i risultati, con i numeri, con una città che cresce, che attrae, che offre prospettive. E Isola del Liri, oggi, racconta tutt’altro.
A chi prova a respingere ogni critica etichettandola come sterile negatività, la risposta è una sola e non ha bisogno di enfasi: il conto si sta presentando. Ed è un conto salato. Lo pagano i cittadini, lo pagano le imprese, lo pagano i giovani costretti a guardare altrove per costruirsi un futuro.
La politica, quella vera, dovrebbe partire proprio da qui: dall’assunzione di responsabilità. Perché senza una lettura onesta di ciò che è stato, non può esserci alcuna credibilità per ciò che si promette. E senza credibilità, nessuna città può sperare di invertire la rotta.

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